Sogni infranti (prima parte)Quest’anno compirebbe 50 anni. Doveva diventare la città perfetta del futuro; il “sogno” di Zingonia nato nel 1964. Compresa fra 5 piccoli centri ha finito per essere solo un enclave mai decollata appieno. I vialoni da città americana ricordano quelli che abbiamo a Lido di Classe e Lido del Savio, come da noi, anche a Zingonia s’è pensato solo a costruire, costruire, senza pensare che ogni paese per prosperare abbisogna d’un “anima”, cioè di luoghi aggregativi, negozi e verde. Dagli anni ’90 a Lido di Classe fra viale dei Lombardi e il Vespucci è sorto un ammasso di case senza una piazzetta, un giardinetto con due panchine, aree gioco. Solo un dormitorio. E poco distante anche i pochi negozi estivi di Viale Verazzano hanno chiuso, ufficio postale compreso. Idem a Lido del Savio per le nuove case di Viale Byron presso l’area parcheggio dove si tiene il mercato. Idem purtroppo anche per Milano Marittima. A Zingonia erano previste 3 tipologie di case. Le villette per i dirigenti delle industrie; le 4 torri per gli impiegati (nel 2014 saranno abbattute); i condomini per operai e meno benestanti. Anche a Milano Marittima potremmo individuare 3 tipologie edilizie, però non da considerarsi COMPRESENTI come a Zingonia, ma diventate tali solo oggi. Alle villette nel pineto previste da Palanti, s’aggiunsero poi le colonie del Fascismo, che portarono ad una prima “proletarizzazione” di un sito partito come d’élite. Oggi siamo alla quarta fase: gli appartamentini, fatti spesso a scapito del verde. I vecchi residenti di Zingonia ricordano come non ci fu integrazione coi residenti dei paesini limitrofi, anzi! Così come fino agli 80 Milano Marittima era considerata zona a parte con confini “sociali” molto più sentiti di quelli topografici. Come Zingonia, Milano Marittima è stata popolata perlopiù da gente che proveniva da fuori (vedi articolo Onore al merito?). Tuttora nelle più conosciute attività è più facile trovarvi qualcuno originario di Civitella che di Borgo Marina. Chissà perché un po’ tutte le città “di fondazione” del ‘900 sono finite male, pensiamo all’EUR di Mussolini e Piacentini, arrivando fino al mostro di Brasilia. Dopo Palanti, i grandi progetti per Milano Marittima sono stati solo due, cioè quello importantissimo a firma Vietti-Violi del 1931 e quello di padre Geremia Ronconi vent’anni dopo, progetti “mirati” a determinati aspetti e non una “visione d’insieme” come per Palanti. Praticamente tutti rimasti sulla carta, innanzitutto per mancanza di fondi ed investimenti. Tutto il resto, successivo, è stato “pionierismo” privato. Talvolta anche con punte d’eccellenza, come gli interventi di Focaccia (Mare Pineta, cinema Arena Mare e alcune ville) o dei più noti Filippo Monti (Hotel Bellevue) e Giò Ponti (una splendida villa poi demolita), passando per firme oggi sconosciute come Cavallè (Villa Perelli oggi Residence Touring). Altri interventi sono stati realizzati all’insegna della totale decontestualizzazione, vedi negozi piazzetta Gelateria l’Ottocento, dove attorno alla bella Villa Carlotta è sorta un’area commerciale che pare più quella di un’area servizio di una strada statale, che della città glamour come la definiscono i giornali. Stesso discorso in rotonda Don Minzoni dove accanto all’elegante Villa Malagola, splendidamente restaurata, sorge un caseggiato stile astronave, da cui da un momento all’altro potrebbero uscire Raflesia e Capitan Harlock. Continua…

Il Conte che non conta

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