Il giardino di gesso

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Il giardino di gesso

1968, panoramica sul Viale Matteotti

“Col restyling il Matteotti diventerà un viale giardino” (Corriere 14/2/17). Veramente lo era già, e anche di più, decenni fa quando, proprio nel tratto Rotonda-Canalino, vi erano anche fior di cipressi (vedi foto), o carissimi voi che chissà dove abitavate allora ed oggi volete raccontarcela. Spesso, giocando coi bimbi dei miei amici, come il marchesino Poggiolini (quinta generazione vacanziera) o i nipotini della principessa von Waldburg (idem) mi dico chissà quante ne racconteranno su Milano Marittima quando avranno la mia età se già ora sono lanciatissimi! Comunque, mettetevelo nella capoccia, si può lastricate Milano Marittima d’oro, ma tanto certa gente non verrà mai più, rebus sic stantibus. Perché manca tutto ciò che davvero la qualificava, e la qualificava alla grande, partendo da certi locali e certi professionisti. La gente di livello non viene certo a sedersi per strada, e poi per vedere cosa? Le vetrine? Si dovevano mantenere e tutelare le sedute dei locali che attiravano e mantenevano a Milano Marittima l’élite come il Cluny, La Perla, Sporting, Nuovo Fiore ecc. Mi spiego, è come farsi una bella Ferrari (il restyling) ma se poi manca la benzina (turismo con media alta capacità di spesa) a cosa serve? Avere una bella strada non attira di per sé la gente. Via Montenapoleone a Milano era “IN” anche quando c’erano il fruttivendolo e il negozio di scope. Anni fa fu inaugurato con tanto clamore viale Forlì debitamente ripavimentato ed illuminato, addirittura le poesie incise sulle mattonelle. Qualcuno se ne è mai accorto? Ma soprattutto il restyling è servito a far lavorare di più i negozi antistanti? Non mi pare. Poi basta vedere le foto e le cartoline fino agli Anni ’90 che pubblichiamo quasi quotidianamente su Facebook. Milano Marittima era verdissima, verdissimo il Gramsci, verdissima la Rotonda Primo Maggio, verdissimo TUTTO il Viale Matteotti, che arriva fino al Canale della Cupa e non fino a Julian (poi sarei io quello coi confini stretti), idem per gli argini del Canalino fino al Viale Due Giugno. Attaccarsi sempre al nome di Palanti fa anche rabbia se pensiamo che proprio Viale Dei Pini Giuseppe Palanti, inaugurato in pompa magna nel 1948, fu poi cancellato quando si voleva cancellare la memoria dei milanesi, tornando addirittura al precedente toponimo fascista (Viale Vittorio Veneto) il che in una terra come la nostra è tutto dire! Poi Palanti lo si nega e contraddice continuamente. Leggere della Rotonda “Quella è la nostra PIAZZA fin dal tempo dei pionieri” (Corriere 4/3/17) è una assurdità antistorica potente! In un giardino ed in una città-giardino NON PUÒ esistere un centro o una piazza, men che meno una piazza principale rispetto ad altre, come in paesini o città “classiche”. Ma purtroppo questa mentalità di importazione paesana sin da fine anni ’80 ha iniziato a snaturare la vision di Palanti.

Piuttosto avremmo da riattare TUTTA la zona Traverse, da sempre la parte più importante di Milano Marittima, quella che tira la carretta coi tantissimi hotel, in primis quelli 4/5 stelle, quella dove ci sono le ville delle famiglie storiche e gli appartamenti dei nuovi ricchi venuti a tirarsela pagandoli 15 mila euro al metro. Un Anello del Pino che quando piove pare Venezia con l’acqua alta, mancano solo le gondole, e le tante strade piene di buche da sembrare tanti minigolf. E specie in inverno un Viale Matteotti buio da paura illuminato solo da tre insegne: Carabinieri, Baya e Touring. Insomma, per quelli che come al solito faranno finta di non capirmi faccio un esempio: Positano e Saint Tropez sono rimasti semplici e spogli borghi marinari, eppure ci approdano ancora fior di stramiliardari, a dimostrazione che non è coi restyling che si fa turismo d’élite… ci vuole anche altro!

Il Conte che non conta