Abitare o essere Milano Marittima
Una villa a Milano Marittima negli anni ’60/’70

Sul Carlino del 19.9.2019 si leggeva un ampio reportage, e ben dettagliato, sull’aumento di residenti nei paesi del forese Ravennate, un po’ meno nei lidi, dove anzi in questo caso c’è stato un regresso. Secondo l’autore e la gente intervistata, il primo motivo è il basso costo immobiliare, anzi forse il dolo visto che i residenti storici delle frazioni lamentavano che i nuovi abitanti sono dei fantasmi, praticamente in paese non li si vede mai, nei bar, nei circoli più o meno sportivi, insomma non si integrano né sono interessati alla vita sociale paesana. Sono interessati, appunto, solo ai benefici che essa da, e non vi contribuiscono. La stessa cosa, in sostanza, di quanto ho già fatto notare io stesso per Milano Marittima tempo fa, cioè, da quando abbiamo aumentato case e residenti, quelli fittizi intendo, quelli anche loro attratti dai benefici che offre Milano Marittima ai loro occhi.

Abitare o essere Milano Marittima
Angolo tra Viale Leopardi e Viale Ravenna a Milano Marittima negli anni ’60/’70

Innanzitutto, per motivi fiscali, dare Milano Marittima come prima casa è un primo beneficio rispetto Bologna, Modena ecc. Io conosco tanti che hanno preso la residenza per questo e non abitano certo a Milano Marittima tutto l’anno come me, anche chi ha la casa di proprietà da sempre. Quelli che anni fa, quando Milano Marittima era viva di residenti veri e negozi, mai e poi mai si sarebbero trasferiti, e chi lo avesse fatto di loro, lo avrebbero subito etichettato come un matto o uno che ha qualcosa da nascondere. Adesso tutti innamorati, perché sono in fuga dalle città, quelle città che non hanno saputo o voluto difendere nella loro qualità della vita, e vengono qui, e invece di essere perlomeno un po’ frati coi residenti, non solo non si integrano, ma fanno anche i padroncini ed i professorini.

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Viale Leopardi e albergo Biancaneve sulla destra negli anni ’60/’70

Già una volta ho paragonato la vecchia struttura sociale di Milano Marittima ad una di quelle torte di nozze a vari piani, dove appunto i piani sono diversi e distinti, però fanno parte tutto di un unica torta. Ovvero le classi sociali erano distinte ma interagivano di continuo, oggi no, oggi sono tutte torte a se. Al massimo i nuovi familiarizzano fra loro avendo stessa città di origine o perché vicini di casa, ma con i vecchi residenti là commistione praticamente non c’è. Ma quello che è peggio è che non gli interessa davvero Milano Marittima per Milano Marittima, ovvero non solo non ne conoscono la storia, ma non hanno nessun stimolo a contribuire alla cittadina, per loro è come ho già detto uno sgravio fiscale, un buen retiro, e molto spesso sopratutto un motivo di vanto, di immagine, di status, perché avere casa a Milano Marittima fa ancora, se non signore, almeno vip agli occhi del popolino.

Abitare o essere Milano Marittima
Milano Marittima in notturna nel 1970

Magari si lamentano di certe cose, ma mai e poi mai li vedremo per esempio alle riunioni di quartiere, o darsi dattorno per venirne a capo, neanche fermarsi con noi a parlarne. Io ho certa gente difronte a casa dal 1996 che vedo spesso e mai una volta che abbiano salutato, cercato un approccio. Il che, certo non li rende simpatici, anzi. Lo abbiamo visto anche nella tragedia del tornado del 10 Luglio 2019, quando di norma le disgrazie comuni contribuiscono a instaurare o rafforzare legami. Qui a Milano Marittima certe iniziative, tipo feste del vicinato, andrebbero deserte, non tanto per i pochissimi residenti veri, ma per il distacco dei nuovi dal nostro tessuto cittadino. Insomma nessuna nuova linfa. Totale ristagno.

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Il Bar Centrale sul Canalino negli anni ’70

Vai a dire che ancora negli anni ’80 fra Quarta e Quinta Traversa avevamo 10 famiglie, 4 alla Sesta, 6 alla Settima, 10 all’Ottava ecc… Con la chiusura delle suore Orsoline fra un anno e con la rischiata cessazione della attività francescana alla Stella Maris, comunque giusto rinviata solo di qualche anno, ormai non resta praticamente quasi nulla del tessuto primigenio che possa favorire momenti di integrazione intergenerazionale.

Il Conte

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