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Un cognome da Milano Marittima, anzi due

Famiglie autenticamente nobili con il doppio cognome, o solo uno, a Milano Marittima erano presenti in tutte le categorie.

“Ma voi di Milano Marittima avete tutti due cognomi?” mi disse un po’ perplessa e un po’ divertita una signora presente ad una reunion della vecchia élite al Bar Riviera. Una battuta che mi è tornata in mente giorni fa quando la corte costituzionale ha dato il via libera al secondo cognome materno. Scelta epocale e riflesso di un’epoca di Milano Marittima che aveva non poche  famiglie dal cognome doppio, se non triplo o più, come per esempio il mio amico fraterno conte Guido Farneti Merenda Salecchi di Forlì. È l’immaginario collettivo a creare, dal basso, certe leggende metropolitane.

Ecco che il contadinotto del forese, dopo essersi inventato che ci sono vestiti da Milano Marittima o cani da Milano Marittima, potrà dire che ci sono pure cognomi da Milano Marittima. Del resto questa ennesima boiata nel cervello di molti, quasi una logica consequenziale. Per non dire di chi il secondo cognome non lo aveva ma lo ostentava a parole per non sentirsi inferiore ad altre persone del suo giro di frequentazioni e si faceva finta di credere a questa bugia degna delle manie di Totò.

Prendi la seconda casa a Milano Marittima e diventi un signore. Prendi un secondo cognome e diventi un nobile. Come se, per esempio, i miei parenti Casadei Turroni Monti, nobili di Bertinoro dal 1202, solo per avere tre casati, fossero più importanti di un principe Colonna o Borghese. Come se si potesse avere anche due cognomi ma senza alle spalle nessun blasone, come per famiglie storiche dell’élite di Milano Marittima fra le quali i miei cari amici Quadalti Senzani, grandi industriali di Faenza, o i miei vicini, come la dolce signora Ada Serena Monghini, grandi possidenti di Ravenna.

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L’hotel Ridolfi a Milano Marittima

Le mie amiche di infanzia, Laura Sbaraglia Ridolfi, dell’hotel Ridolfi, e Laura Fiammenghi Flamigni, del ristorante Sorrento, non erano nobili in nessun cognome.

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Famiglie autenticamente nobili con due cognomi o solo uno a Milano Marittima erano presenti in tutte le categorie, si va da albergatori come i Zanotti Cavazzoni di Villa Igea ed i Rasponi dell’hotel Giglio, dai Ricci Maccarini della sanitaria di viale Gramsci, alla signora Ricci Bartoloni della boutique Bibi, come gli Ausiello Mazzi della storica boutique La Tartana, per passare a fotografi come gli Apperti di Foto Lux e Studio Weber, finendo col nobile Aldo Spallicci pediatra in viale Ravenna.

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LE FAMIGLIE DI MILANO MARITTIMA CON IL DOPPIO COGNOME

Tempo fa ho buttato giù una lista sommaria delle famiglie bi-cognominate legate a Milano Marittima a vario titolo:
Perucca Orfei
Bartolini Salimbeni
Antolini Ossi
Travaglini Diotallevi
Ricci Maccarini
Ricci Bartoloni
Ricci Signorini
Rivani Farolfi
Dall Aste Brandolini
Guidelli Guidi
Drei Dona’
Ginanni Fantuzzi
Ausiello Mazzi
Zanotti Cavazzoni
Paulucci Ginnasi
Rinaldi Ceroni
Serena Monghini
Merlini Paladini
Bargagli Petrucci
Giuliani Ricci
Quadalti Senzani
Annibali Giulianini
Fiammenghi Flamigni
Sbaraglia Ridolfi

Proprio dagli albori di Milano Marittima, fu un architetto di grande prestigio e doppio cognome, il Vietti Violi, che firmò nel 1931 per la località un progetto stupendo e multi funzionale che l’avrebbe portata ai primi posti a livello internazionale.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Aggiungi un posto a tavola a Milano Marittima

La scomparsa della signora Carla Mazzanti lascia Milano Marittima senza una grande protagonista del suo sviluppo turistico.

È vero, la scomparsa della signora Carla Mazzanti, dell’omonimo e famoso hotel di Viale Forlì, lascia Milano Marittima senza un’altra protagonista del suo sviluppo turistico. Fra l’altro il fratello maggiore è da sempre amico della mia mamma. Erano i ragazzi della Milano Marittima anni ’60 e ’70, e la famiglia della cognata ha gestito per anni un noto ristorante davanti casa mia, testimone oggi preso dal figlio Mattia.

Aggiungi un posto a tavola a Milano Marittima

Il Resto del Carlino

La storia dei Mazzanti è la storia di tante famiglie alberghiere di Milano marittima. Una storia bella, che credetemi mi commuove e in tutto smentisce certe boiate spacciate per storia di Milano Marittima messe in giro di recente da personaggi che adesso fanno la voce grossa ma negli anni ruggenti qua non erano ancora arrivati e al massimo avevano la bancarella al mercato.

C’ERA UNA VOLTA LA CUCINA ROMAGNOLA

Ricordo un’aberrante articolo sul Carlino del 10 agosto del 2012 in pieno Centenario “Milano Marittima è la signora dell’Adriatico, l’unica che dalla pensione Maria tagliatelle fatte in casa si è sempre tenuta alla larga” sentenziava l’intervistato. Allucinante.

Quando mia nonna, la baronessa Ligresti di Signorino, mi portava a mangiare da “Vittorino” a Forlì, blasonato ristorante, ricordo che c’era per cuoca storica la Irma Flamigni che lavorò fra gli anni ’70 e ’90 anche in due pensioni di Milano Marittima, deliziando con la sua tipica cucina romagnola generazioni di clienti. Una era l’Orsa Maggiore delle sorelle Calderoni, l’altra era quella pensione Silvana che fu gestita anche dai Mazzanti al loro arrivo nel 1949, prima di farsi un hotel in proprio anni dopo, il Ritz, dove la signora Ines stava in cucina, il figlio serviva ai tavoli ed il babbo curava l’orto per dare ai clienti cibo chilometro zero e di qualità, molto prima che lo facesse anche Batani.

Giancarlo Mazzanti, figlio del cavalier Quinto, ricorda che i tedeschi erano entusiasti della cucina tradizionale romagnola tanto da proporre il primo corso di cucina tipica che ebbe 113 articoli di encomi sulla stampa germanica! Posso dire, per ricordo personale, che davvero i tedeschi andavano matti per la cucina nostrana, praticamente venivano apposta, perché la spiaggia ed il mare c’è dappertutto, ma le sfogline e le zdore le avevamo solo noi! Questa era la tipicità da difendere, non proporre cazzate che puoi trovare dappertutto. La pineta, ad esempio, l’avevamo solo noi così bella e così vasta, e difatti nell’articolo memory sulla signora Mazzanti si cita, parlando di Milano Marittima, come di una zona particolare con una bella pineta.

LA CUCINA ROMAGNOLA NEGLI ALBERGHI DI MILANO MARITTIMA

A sconfessare totalmente il delirio rilasciato al Carlino nel 2012 c’è la vera storia di Milano marittima e della sua gente. Vanno assolutamente ricordate le cucine di hotel e pensioni come il Touring di Baracchini, del Cacciatore di Pedrini, della Lucciola dei Villa, del Bologna dei Benzi, del Milano dei Veronese ecc.

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Pensione ristorante Lucciola, Milano Marittima

Lamborghini, il capostipite, andava matto per la cucina romagnola dell’hotel Bologna che gli aveva fatto conoscere mia madre. Allora Lamborghini era snobbato dall’élite di Milano marittima e aveva preso casa a Lido di Savio.

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Pensione ristorante Bologna, Milano Marittima

Il suo PR, un nobile, si ricordò che la figlia di un’amica di sua zia era da tempo a Milano Marittima e poteva introdurlo nell’ambiente. L’amica della zia del PR era mia nonna e la figlia, appunto, la mia mamma. E così si andava a mangiare i cappelletti tutti assieme, Lamborghini, il marchese Gerini, Luca di Montezemolo e mia madre (nata nobile pure lei).

Il primo ristorante a proporre il risotto alla marinara col cognac fu Zi Teresa, dove mio padre aveva sempre un posto assicurato. Il Caminetto aveva gli Spaghetti alla Tel Aviv ed i maccheroncini Sancio Pancio di Alberto. In piazzale Genova il ristorante La Lanterna Da Beppe, amico dei miei come io lo ero delle sue bimbe, era il ritrovo più IN di Milano marittima con le penne all’arrabbiata del mitico Tonino. Senza dimenticare i maccheroncini alla Pallino, di Alfonso Para detto Pallino, altro noto ristorante scomparso.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Milano Marittima capitale dell’atteggiamento

Milano Marittima era uno stile e negli ultimi 20 anni è stata degradata a fenomeno moda. Ma lo stile resta, le mode passano.

Milano Marittima, capitale dell’atteggiamento, ormai è un fatto. Un topos relativamente recente, ma tant’è. Se il Comune di Cervia (Cervia Milano Marittima non esiste e anche su questa nuova dicitura abusiva ci sarebbe da scrivere fior di psicologia) potesse far pagare una sorta di tassa di soggiorno per chi si riempie la bocca di Milano Marittima ogni due parole, avrebbe le casse più ricche delle Cayman, della Svizzera, del Liechtenstein il cui principe ha un ramo di discendenza napoletano in comune con chi scrive.

IL NUOVO MODO DI VIVERE MILANO MARITTIMA

Così come si è imposta una serie assurda di sovrastrutture pseudo storiche ad hoc, ormai si è imposta e sedimentata una serie di sovrastrutture mentali fatta di luoghi comuni originatisi nel cervello di gente assolutamente estranea a Milano Marittima. Luoghi comuni che qualcuno ha applicato in maniera retroattiva, inquinando la nostra vera storia cittadina.

Milano Marittima capitale dell’atteggiamento

Scena tratta dal film Pretty Woman

Si spazia dalla spocchia di alcune commesse del centro, che ricorda una scena del film Pretty Woman e sulla quale arroganza c’è tutta una vera enciclopedia, oltre a non pochi articoli di giornale ad hoc, passando per gli sburoni a noleggio che affittano macchinone e magari pure orologione e zoccolone per farsi vedere alla Rotonda Primo Maggio, per finire a chi deve portare assolutamente la prole a scuola e catechismo a Milano Marittima pur avendo scuola e chiesa accanto a casa a Pinarella piuttosto che a Pisignano. Fine del tempo davvero topico quando, e non solo nella nostra località, tutto era familiare, naturale ed elegante allo stesso tempo, come raccontava un viveur al Carlino del 15.8.2014… Si potrebbe riassumere con la celebre battuta romana del “tu te la canti e tu te la soni” e guai a dire che sono cazzate.

Come quando li senti postulare che tal cane piuttosto che un altro non è una razza da Milano Marittima (a Milano Marittima il pedigree dei cani è sempre inversamente proporzionale a quello dei padroni. Ne ho parlato qui), oppure senti tizio che dice che si è vestito da Milano Marittima. Mai nessuno, dei vecchi residenti, quelli veri, e della vecchia élite, quella vera, si sarebbero mai sognati ste stronzate. Alle quali dobbiamo aggiungere le pseudo analisi pseudo sociologiche di certi assessori calati da tutt’altre parti della regione che sprofessorano come sul Carlino del primo agosto del 2014 dove, addirittura, si postulava una località in piena crisi di identità con un’analisi tanto superficiale quanto ingenerosa.

DA STILE A MODA IL PASSO È BREVE

Lo stridente contrasto fra l’essere e l’apparire. Una Milano Marittima che era uno stile e la hanno degradata a fenomeno moda. Chi “è” non ha bisogno di apparire e mantiene lo stile. Lo stile resta, le mode passano. Mentre chi non è niente, fa di tutto per apparire e la moda è il suo vangelo.

Ecco anche il perché siamo passati da una località in cui regnava la sostanza ad una località delle vetrine. Altro luogo comune. Fede ne fa la dichiarazione di un politico di recente importazione che a La Voce del 6 aprile 2014 afferma “A Milano Marittima i turisti sono sempre venuti per fare shopping e passeggiare fra i negozi”. Fantascienza se pensiamo alle nuove generazioni, locali e turistiche, che hanno la vision di una Milano Marittima del perpetuo casino, del posto dove si va a sfoggiare il look di moda pensando sia giusto così… e no, non lo è. Soprattutto che sia da sempre stato così… e no, non lo è mai stato. Mah, roba da ridere, come le battute di Gino Bramieri che quando era a Milano Marittima veniva dalla mia vicina di negozio Rosina Neri a scambiarsi le barzellette.

milano marittima gino bramieri

Gino Bramieri con il Conte da bambino a sinistra

La località dove i vip si sparano le pose e dove se le deve sparare chiunque ci venga per un malinteso e malsano spirito di imitazione. Quando sappiamo, invece, come a Milano Marittima l’élite avesse invece il culto militante del basso profilo. E parliamo di gente che lasciava 500 mila lire di mancia, non centinaia di euro di vandalismi alla città. Milano Marittima dalla fine degli anni ’90 è cambiata antropologicamente, non solo morfologicamente. L’imperativo sociale ormai è sono perché frequento.

“Chi è rimasto di noi? Nessuno!” mi disse ad una recente messa pasquale il conte Adriano Michele Bernabei, energetico, simpatico e nobile di Milano Marittima, che siccome non se la tira assolutamente come anche chi scrive, ovviamente non viene tenuto per un vero blasonato. La signorile umiltà non paga su questo teatro delle vanità a buon mercato che vede come facili palcoscenici ambienti assolutamente diversi come i baretti di strada o la chiesa Stella Maris….

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

L’albergatore e la movida

In questi giorni un noto albergatore cervese si è lamentato della confusione che gli arriva dalla movida dei bagni.

La movida gira, si delocalizza, e girano le palle a sempre più persone. Il 27 aprile, sul sito del Corriere Romagna, ho letto un’intervista report che sembra pari pari ad uno dei miei vecchi articoli o un’intervista fatta a tantissimi altri residenti di Milano Marittima degli ultimi 20 anni, da quando il casinificio, detto movida, imperversa a Milano Marittima centro ed in alcune strade come viale Matteotti; il grande corridoio di rientro della ragazzaglia alcolica e vandalica fra le 3 e le 7 di ogni mattino estivo, salvando, ma solo per ora, altre parti della località a partire dalla fascia alberghiera sul mare… per ora.

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La movida a Milano Marittima

L’ALBERGATORE CONTRO LA MOVIDA

Perché oggi a me, domani a te, e difatti nell’intervista è proprio un noto albergatore che si lamenta del casino che gli arriva dalla movida dei bagni. Quando a Milano Marittima avremo il lungomare come a Cervia, sarà anche qui lo stesso bordello. Già le prime avvisaglie e lamentele l’anno scorso nell’area del primo tratto realizzato fra Canale Porto e Canalino di Milano Marittima, con gruppi notturni di ragazzini molesti, con la scusante che dovevano sfogarsi dalle restrizioni invernali del Covid. Cazzate.

Comunque non si può ragionare per categorie dando tutte le colpe ai baretti e ai bagnini. Il casino viene ampiamente praticato e tollerato anche nei ristoranti dove le tavolate dei gruppi di ragazzi assicurano il pienone e gli urli da stadio li senti da varie traverse di distanza. Per non dire degli alberghi stessi che non necessariamente ormai hanno solo questa clientela che è capace di stare in camera e sui balconi pure 8 ore di fila con birre e schiamazzi e musica a palla, e guai a chiedere tregua, ci si beccano insulti e minacce perché non sono loro che rompono i coglioni a noi ma noi a loro. E chi giustifica sta gente dovrebbe smetterla di parlare di turismo cambiato ed essere denunciata per apologia di reato.

Nell’intervista di Massimo Previato l’albergatore dice che la movida della spiaggia male si associa alla tranquillità dei clienti dell’hotel. Vero, ma non valeva lo stesso per noi a Milano Marittima? Dove non solo non si dorme più, dove non solo si deve pagare per i vandalismi altrui, ma dove il valore degli immobili è sempre meno appetibile proprio a causa del bordello.

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Carlino 18 giugno 2021

Se la musica del lungomare è un problema, in centro come anche in tanti altri bar che vogliono imitarlo, no? Secondo l’albergatore bisognerebbe intervenire con sanzioni, giustamente, eppure anche anno scorso dal palazzo hanno detto no, e ci mancherebbe pure che multiamo questa bella gente e questo turismo di qualità.

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Carlino 18 agosto 2007

E dire che proprio anno scorso c’erano stati anche gravi atti di estrema violenza contro i carabinieri, e non era una novità, perché i carabinieri già dagli esordi del fenomeno movida avevano iniziato a subire e si capiva che avevano a che fare fin da subito con un cancro che si sarebbe espanso. L’albergatore dice che nessuno si prende la responsabilità di mettere un freno. Forse qualcuno ricorderà un’intervista in cui il sindaco di Cervia sulla Voce del 4 novembre 2014 propone addirittura “Si alla movida anche in inverno”. Semplicemente agghiacciante. L’albergatore dice che questo allontana la buona clientela. Vero, io personalmente posso dire che ho perso tutta la mia clientela della Boutique La Tartana stanca del nuovo andazzo volgare e casinaro di Milano Marittima.

EPPURE C’ERANO GIÀ STATI DEI SEGNALI

L’albergatore dice giustamente che questo modello di turismo già era stato bocciato da Riccione 30 anni fa e da Marina di Ravenna 15 anni fa. L’ho scritto pure io più volte. Ma c’è da dire che furono proprio tanti nostri operatori a volerlo importare a Milano Marittima, della serie “adesso li prendiamo noi questi splendidi turisti, con i ragazzi fare soldi è facile, si fa presto, si impazzisce di meno, poca spesa tanta resa”.

Ripeto, tutti sordi e ciechi quando tutto era circoscritto al centro di Milano Marittima, un salotto di eleganza trasformato in un orgia che è stata pure tutelata anche quando a causa del Covid gli assembramenti di migliaia di persone in spazi ristretti andavano se non del tutto proibiti perlomeno molto limitati, ed invece… Ed invece anche questa estate 2022 sarà un casinificio dei peggiori, pardon sarà una splendida movida glamour, vip, fashion, esclusiva…

Un grande grazie e buon lavoro alle forse dell’ordine a partire dai carabinieri.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi