Canalino Archivi - Il blog di Cervia e Milano Marittima

Lungomare Milano Marittima e ponte sul Canalino

Gli ultimi aggiornamenti sul ponte del Canalino e sulla situazione dei lavori al lungomare di Milano Marittima.

Stanno procedendo i lavori per portare a termine il nuovo lungomare di Milano Marittima. Dalla Terza alla Nona Traversa sono state completate in questi giorni la pavimentazione e la pista ciclabile con le parti architettoniche, gli stalli e le aree di manovra.

lungomare di milano marittima

Inoltre si sta lavorando per completare al più presto il tratto che va dalla Seconda alla Terza traversa. Dal Comune fanno sapere che entro la fine della prossima settimana il percorso sarà interamente praticabile e fruibile al pubblico.

Si procederà poi con la realizzazione degli arredi urbani e del verde lungo tutto il tratto interessato. I lavori verranno eseguiti per singoli tratti e questo permetterà la fruibilità della pista ciclabile senza intoppi.

IL PONTE DEL LUNGOMARE DI MILANO MARITTIMA

Riguardo al ponte ciclopedonale previsto sul Canalino di Milano Marittima, sono state realizzate le fondazioni posizionando sei pali ad una profondità di quindici metri e si stanno completando le spalle in attesa del ponte che arriverà trasportato su di una chiatta come fu per il ponte mobile di Cervia (qui le foto).

lungomare milano marittima

I lavori al ponte sul Canalino di Milano Marittima

Il ponte è attualmente in costruzione in officina e verrà posizionato in autunno. Lo slittamento dei lavori è dovuto ai problemi di approvvigionamento dei materiali.

Lavori ai ponti sul Canalino

Sono mesi che ci arrivano segnalazioni di rotture nei ponti sul Canalino di Milano Marittima. Il Comune di Cervia è pronto a porvi rimedio.

In molti ci avete segnalato che per tutta la scorsa estate è rimasto chiuso il ponte in Viale 2 Giugno che attraversa il Canalino di Milano Marittima. Recentemente abbiamo notato che anche il ponte in legno, quello che collega il Parchino al Viale Leopardi, ha un paio di assi completamente divelte, segno che dopo tanti anni è ora di apportare qualche sostituzione.

canalino di milano marittima

Il ponte sul canalino di oggi a confronto con quello d’epoca.

Il Comune di Cervia fa sapere che dopo una perizia approfondita delle due strutture, la situazione è risultata molto più complessa di una semplice sostituzione di assi ammalorate. Per garantire la sicurezza è stato necessario predisporre un progetto generale di manutenzione che è stato finanziato con circa 20 mila euro, nella delibera approvata a fine Dicembre delle manutenzioni straordinarie chiamato “Costa 2” da 1 milione di euro. Nei prossimi giorni saranno affidati i lavori, così da poter riaprire il ponte in fondo a Viale Leopardi e quello sul Viale 2 Giugno nella piena sicurezza.

L’assessore Enrico Mazzolani ha dichiarato: “Continua la manutenzione alle strade e alle strutture che necessitano di sistemazione, per garantire viabilità e percorrenza in sicurezza. Spesso il lavori che ad una prima valutazione appaiono semplici e di facile intervento, in realtà hanno bisogno di progetti manutentivi più articolati affinché le infrastrutture possano essere praticabili in sicurezza e a norma con le disposizioni legislative”.

I vasoni del Canalino

i vasoni del canalinoSiamo alle solite. Da un po’ di tempo chi causa un problema, poi è anche chi più si lamenta delle conseguenze. Sembra una barzelletta, ma purtroppo non lo è. Oggi ci si lamenta che i grandi vasi che erano stati restaurati dopo esser stati prelevati dal Canalino di Milano Marittima ora sono abbandonati nel magazzino comunale. Forse qualcuno avrà la bontà di ricordare che chi scrive aveva previsto questo triste destino già da subito, in un articolo apparso su questo blog nel 2015. Chi scrive è laureato in Conservazione dei Beni Culturali ma non ha nessuna intelligenza superiore, nessuna capacità di veggente, solo conosce la realtà cervese, dove specie ultimamente ci si riempie la bocca con la parola CULTURA e riscoperta della propria storia, poi finisce sempre a tarallucci e vino. Quando alcune persone si erano fissate, non solo a far restaurare i sei vasoni, ma si erano decise a farli trasferire a Cervia con parecchi interventi a mezzo stampa (Voce 19.12.2012 e Corriere e Voce 31.3.2013), pareva una crociata, come quelli che da anni si battono per riportare in patria le opere d’arte rubate durante le guerre e simili. I vasoni dovevano essere restituiti a Cervia, come si era permesso che finissero a Milano Marittima? Bisognava fare giustizia, guai a dire di no, che sarebbe finita male, dovevano tornare ad arredare viale Roma, il Lungomare, la piazza comunale. Dove poi erano in parte finiti, a fare perlopiù da cestini vintage per i passanti, distratti, anzi forse anche infastiditi da questi dissuasori del traffico dipinti con un giallo ocra assolutamente pesante e non credo proprio da restauro filologico.

i vasoni del canalino

Gli antichi vasi sul ponte del Canalino di Milano Marittima

Cervia ha delle testimonianze storiche o comunque caratteristiche di grandissima bellezza, a partire dal quadrato di Piazza Garibaldi, volendo una vera bomboniera, mica tanti hanno una piazza così. E poi la Torre San Michele, il Faro, i Magazzini, insomma tanti luoghi tipici per farsi le classiche foto ricordo da un posto. Milano Marittima purtroppo non ha mai avuto altrettanto, però due luoghi sono sempre stati visti come set per la classica foto souvenir, la rotonda con le 5 colonne, e il Canalino. Anni fa qualcuno ebbe l’idea di farle fuori, le colonne, e fare una piazza anonima, il trionfo della mentalità paesana che qui ha perso, ma per altri motivi ha invece eroso, coi risultati che vediamo, il DNA della città del Palanti col suo concept. Tra l’altro le colonne tempo fa furono sostituite con altre nuove di zecca e non basate sul progetto originale ma furono collegate da orrende catene. Togliere i vasoni dal Canalino è stato un errore sotto tanti aspetti. È stato un po’ come togliere gli angeli dal ponte di Castel Sant’Angelo a Roma. Distruggere un simbolo per generazioni di residenti e turisti. A che pro? Anche perché essendo solo 6 e non 50, in questo piccolo spazio facevano arredo urbano e figura, spostati altrove, messi uno qua, due la non li notava nessuno, nessuno si è fatto una foto ricordo con loro una volta portati a Cervia. Cervia, che quando ha voluto restaurare il suo magazzino più bello, abbiamo visto che bei risultati. Quindi adesso cosa si piange a fare? Tanto è da sempre che bisogna togliere roba a Milano Marittima, si è capito. Ci hanno progressivamente tolto di tutto, da cose apparentemente più semplici ma utili come le pensiline delle fermate bus, le cabine telefoniche, le insegne luminose delle traverse, i presidi della Polizia, dei Vigili, dei Pompieri, passando per intere zone di verde, la stessa voglia di togliere che ha mandato in esilio il Woodpecker alla Bassona e il centro ippico Le Siepi in territorio ravennate, passando da gestazioni difficili e contrastate come la nascita del Golf Club (per il quale fece molto Luca Goldoni), per tacere di pretestuose soppressioni come il circuito motociclistico che apriva la stagione ad Aprile, e addirittura la processione della Stella Maris alla spiaggia. E non voglio tornare su quando addirittura volevano togliere il nome di Milano Marittima o, nel 1962, far fuori tutta la Pineta dietro le traverse e fare metà parco giochi, metà case, con vialone di accesso principale alla 19a Traversa. E poi il Carnevale allo Stadio o il Luna Park alla Varese, la scuola alberghiera finita poi a Cervia, il Tiro a Volo lasciato morire nonostante ospitasse fucilieri di prestigio con alto nome o blasone… Non è molto che da Pinarella si è chiesto di chiudere l’ufficio postale di Milano Marittima, e già ci hanno tolto il cap (che era 48016) e per il 2020 perderemo sicuramente le Orsoline. Restano le scuole elementari, ma quelle servono agli sburoni di Savio, Cervia, Pinarella e Forese, che ci portano i figli pur avendo magari un plesso vicino casa, per sentirsi vip o comunque élite… Sennò avrebbero fatto già da tempo un bel parcheggio, altro che…

Il Conte

Cattedrali di fede e di cemento

“Il corpo così/gelido e silente/sembra dire/sono qui/sono silenziosa/per seguire il cammino”. Giorni fa spontaneamente mi venivano alla mente questi versi di “Una sosta nel cammino” della poetessa bolognese Paola Mattioli. M’aveva appena donato la sua ultima raccolta, lei che già coi genitori viene a Milano Marittima da oltre un ventennio. Ero seduto accanto alla statua della Madonna del Mare sul bordo del Canalino, un opera d’un altro mio conoscente, Alessandro Savelli (fondatore del Telefono Azzurro e simpatico narratore di cose romagnole): le parole s’adattano bene a quello che, per molti turisti, ormai è il “monumento” di Milano Marittima. Posta sul Canalino e non “in cima al porto di Milano Marittima” come ha scritto Angelucci (Voce 18.08.2013) tanti la toccano, si fanno il segno della croce, mandano un bacio: quasi un pendant alla statua (pagana) di “Talassa”, posta sotto la torre San Michele a Cervia, ed inaugurata anni fa manco fosse la Nike di Samotracia. Si il copro è gelido (è in acciaio inox); è una silhouette silente e pare muoversi verso il nostro mare, e seguire il Cammino per eccellenza: quello della Fede (del quale Maria è maestra). Nella vecchia Milano Marittima se negli hotels si lasciavano laute mance al personale, noi residenti amici spesso ricevevamo souvenirs di vario genere come quadri, libri e altro da parte dei turisti-ospiti. Adesso è più facile che chiedano i soldi indietro magari per un po’ di alghe (stampa locale del 5.08.2013) che non sono certo produzione voluta. Personalmente ricordo i “gialli” donatimi dall’autrice Giuliana Frandi Devoti, che da tutta la vita viene al “Ridolfi”. Dei miei amici hanno ricevuto proprio giorni fa un libro scritto da una notissima conduttrice della tv locale con la dedica “amici estivi ma sempre presenti” che è tutto un programma (termine azzeccato, è una conduttrice no?). Altri adesso ci lasciano “ricordi” di ben diversa natura, i più innocenti sono i lucchetti incatenati alla Rotonda Primo Maggio scambiata, questa, per il pendant di Ponte Milvio a Roma! Chi ci ha lasciati per sempre è stato il Cardinale Tonini. 23 Maggio 2009: la data dell’ultimo atto che abbia visto il porporato protagonista in quel di Milano Marittima proprio quand’è venuto ad inaugurare e benedire la suddetta statua del Canalino. Boffo ha definito Tonini “un profeta”. Tonini “sentiva” il suo tempo, ma sapeva guardare lontano, verso l’infinito, come la Madonna del Canalino. Nel suo discorso quaresimale del Marzo 1976 disse “Se lasciassimo dare ai Ravennati soltanto amplissime strade e bellissime case, e non dessimo loro anche chiese dove i bimbi imparino a ricevere Dio, avremmo dato poco, gli mancherebbe il più”. Quanto è vero! In una città che vuol considerarsi davvero VIVA (e Cervia vuol diventare una “smart city”, anche se a mio avviso lo era già molto negli anni 70/80 poi c’è stato un salto all’indietro) c’è bisogno anche di altro rispetto a case, uffici, parcheggi e palazzoni futuristici. Ci vuole il senso identitario, comunitario, insomma ci vuole l’anima! Sentirsi tutti parte e partecipi di una realtà collettiva, tutti nello stesso “cammino” (torno alla poesia di Paola). Un esempio è dato da una recente intervista (cfr. Carlino 05.09.2013) a Omero Canali “Gli operatori arrivano ad inizio Estate, s’adattano a quel che trovano, improvvisano, poi finita la stagione se ne vanno e non ci pensano più fino all’anno dopo. Non c’è progettualità, e così la località rimane senz’anima”. E’ quello che io ho già detto e scritto TANTE volte anche riguardo a Milano Marittima la bella senz’anima (e qui mi rifaccio a Cocciante), dove ormai gli imprenditori non ci vivono più come prima perché o si sono fatti la casa e villa altrove, o vengono da fuori Cervia, e quindi vedono Milano Marittima solo come un posto di lavoro, un ufficio: si può “sentire” come “casa” un posto solo di lavoro? Quanto alla progettualità parliamoci chiaro, chi propone è spesso inascoltato. Tanti cambiamenti, anche snaturanti spacciati per mero “progresso” ci portano a vivere lo stesso disagio di chi, come in un noto film, un mattino si alza e si ritrova a vivere dentro un corpo che non è il suo. In un’altra recente intervista, Stefano Bartolini (cfr. Carlino 10.08.2013) protagonista del turismo di Cesenatico e quindi buon conoscitore della nostra realtà, ha detto “Non andrei a scimmiottare Miami, punterei sulle nostre unicità”. Giusto: la gente che è sempre venuta qui cercava la nostra anima, la nostra unicità. Palazzoni e negozi omologati stile ipermercato, uno se li trova anche a casa propria, sia a Milano, a Palermo, a Mosca, a Berlino. E’ vero che qui i turisti trovavano tante belle cose, ma in primis cercavano e trovavano un rapporto tra persone: sole, mare, pineta, negozi e buona cucina venivano dopo. Questa era l’anima e la molla del nostro turismo e della nostra realtà. La tanto decantata ospitalità romagnola si doveva in primis al savoir faire degli operatori, che magari manco sapevano il tedesco, eppure per mezzo secolo hanno fatto venire qui mezza Germania in vacanza.

Un tempo le città e i paesi erano costruiti per la gente che ci viveva e non per essere campi d’azione di archistar più o meno “immaginifiche”, delle lavagne su cui sbizzarrirsi. Testimonianza dell’attenzione che, un tempo, si aveva proprio per il legame cittadini-città-ambiente circostante, è data dalla formula di investitura che i Vescovi di Cervia fecero 5 secoli fa. Investendo i cittadini della pineta! Nella “Storia della Chiesa di Cervia” (a cura di M.Mengozzi, 2003 pagina 107) leggiamo “Il secondo Papa mediceo diede segno di grande benevolenza alla diocesi col SALVAGUARDARE l’integrità della pineta che dichiarò bene demaniale (…) A sua volta il 17 Marzo 1532 Ottavio Cesi (Vescovo di Cervia, ndr) ne investì il Comune E GLI UOMINI DI CERVIA”. Quindi, il Vescovo diede ai cittadini cerversi padronanza della pineta con relativa RESPONSABILITA’, il che riflette una mentalità poi finita, ma che si sta riscoprendo… In un altro discorso Tonini disse “Occorre sperimentare dentro di sé quella SENSIBILITA’ TUTTA PARTICOLARE DELL’ARCHITETTO e dell’artista. Egli NON può essere un COMMERCIANTE”. Ieri il noto architetto Rafael Moneo (Premio Pritzer 1996) ha tenuto una “lectio magistralis” al CERSAIE di Bologna. Titolo della lezione “Gli edifici non sono oggetti”. Come dice un articolo sull’artista (Repubblica Bologna 15.09.2013) egli progetta infatti edifici che dialogano e si integrano coi luoghi dove sorgono, fino a CONDIVIDERNE L’IDENTITA’ (ecco tornare le profetiche parole di Tonini sulla sensibilità dell’architetto). Dice Rafael Monea “Chi disegna case e città ha il dovere ed il privilegio di integrarli nel contesto”. Un vecchio proverbio dice “Val più la pratica che la grammatica” alias i fatti più di tante parole! Don Ciccillo (stretto collaboratore di Tonini) ha detto “Non trasformiamo Tonini in un santino è vitale dare piena concretezza ai suoi insegnamenti”. Questo è ciò che ha detto Moneo, e un parallelo fra cattedrali di Fede e cattedrali di Cemento faceva risaltare ancor più di quanto diceva in un’altra intervista apparsa su Repubblica in cronaca di Bologna Venerdì 30 Agosto 2013 intitolata “Cucinella e i casi Minganti e Bolognina”. Cucinella è l’architetto che ha firmato il progettone del terzo grattacielo di Milano Marittima. Dice Cucinella che “l’epoca delle speculazioni è finita. Meglio fare spazi sociali o demolire”. Bisogna aver anche il coraggio di PIANTARE ALBERI”. Bella questa grammatica! Ma la pratica? Se l’architetto non deve speculare perché a Milano Marittima volete farci un casermone con centinaia di appartamenti ed inutili negozi? Nella stessa intervista, Cucinella afferma anche di più “Bisogna riappropiarsi di Bologna”. Bravo anche qui. E noi, possiamo riappropiarci di Milano Marittima?

Il Conte che non conta

Il Canalino di Milano Marittima

È conosciuto da tutti come il Canalino di Milano Marittima ma forse non tutti sanno che è stato scavato artificialmente agli inizi del ventesimo secolo.

Il Canale del Pino, conosciuto come il Canalino di Milano Marittima, è stato scavato artificialmente e inaugurato nel 1925. Un tempo era chiamato “Canalino del Duce” e “Canalìn d’Amadori”, dal nome di Enrico Amadori custode dell’idrovora e padre della Maestra Amadori. Ha la caratteristica di portare acqua contro corrente alle saline tramite un sistema di pompe sistemate all’estremità marina.

Il Canalino di Milano Marittima in costruzione

Era già nei progetti dei Savoia del 1907/1908 ma la Prima Guerra Mondiale ne rimandò la costruzione. Inizialmente furono creati dei pozzi stratigrafici in pineta per controllare eventuali ingressi di acqua salata ma il problema più grosso fu riscontrato poco prima del Vallone, dove a poca profondità c’era la ghiaia dell’antica linea di costa e questa lasciava passare più velocemente le risorgive di acqua dolce che portavano l’acqua di mare caricata a 3 gradi a poco più di un grado.

Fu trovato un livello ideale e cioè non troppo alto e neppure troppo basso. Ci fu anche il progetto dell’Ing. Aleotti del 1912, che prevedeva una presa a mare in cemento e il tombamento di alcuni anelloni anch’essi in cemento nel Viale Milazzo per poi arrivare nella parte sud della Salina. Nonostante i costi di costruzione inferiori e il fatto che non avrebbe intaccato la pineta, fu bocciato per le difficoltà di interramento delle strutture.

 

il canalino di milano marittima

 

L’IDROVORA DEL CANALINO DI MILANO MARITTIMA

Nello stesso periodo di costruzione del Canalino di Milano Marittima, una squadra di operai edificò una villa in stile liberty che nelle fondamenta avrebbe ospitato la sala pompe per tirare acqua dal mare e spingerla controcorrente verso le Saline di Cervia.

il canalino di milano marittima idrovora

1925, inaugurazione dell’Idrovora del Canalino

I LAVORI DI COSTRUZIONE DELL’IDROVORA

Il Canalino di Milano Marittima

Il Canalino di Milano Marittima

Quelle con la testa coperta da un velo sono tutte donne

L’IDROVORA AI GIORNI NOSTRI

idrovora

Le chiuse per comandare il corso dell’acqua

C’É ANCHE LA SCUOLA DI CANOA

Dal 1988 il Canalino ospita la scuola di canoa di Angelo Modanesi.

scuola canoa angelo modanesi

IL PARCO GIOCHI DEL CANALINO DI MILANO MARITTIMA

Il parco giochi, comunemente chiamato “parchino”, è una splendida zona verde che confina con via Jelenia Gora. Fino agli anni ’90 era molto spartano ma particolarmente apprezzato da chi vi ha avuto modo di giocarci.

Verso metà degli anni ’90 ha subito un vero e proprio restyling, il ponte di cemento, i vecchi giochi e i classici bidoni azzurri e gialli che hanno fatto storia, sono stati sostituiti con nuovi in legno. Nel lato opposto a quello della foto vi è una zona dedicata ai picnic, dove spesso non è difficile trovare compleanni di bambini di tutte le età.

Il 25 Settembre 2015 il parco giochi è stato intitolato a Gino Pilandri, primo sindaco di Cervia nel Dopoguerra.

il canalino di milano marittima

GLI ANTICHI VASI SUL PONTE DEL MATTEOTTI

Gli antichi vasi sul ponte del Canalino di Milano Marittima non sono sempre stati li, un tempo, erano davanti alla Casa del Fascio di Cervia. A Dicembre 2012 i vasi sono stati prelevati per essere restaurati dal cervese Giovanni Camprini e rimessi alcuni al loro posto e altri a Cervia.

vasi sul ponte

Lo storico ponte sul Canalino di Milano Marittima è stato demolito nel Maggio del 2018 per far posto a quello nuovo.

LE FOTO D’EPOCA DEL CANALINO DI MILANO MARITTIMA

canale del pino

milano marittima

Anni ’60

il canalino di milano marittima

Il vecchio ponte sul canalino tra viale leopardi e il parchino

canale del pino

Il Conte Ottavio Ausiello-Mazzi, Thomas Venturi e Nino Giunchi