Milano Marittima Archivi - Pagina 5 di 73 - Il blog di Cervia e Milano Marittima

A Milano Marittima partono i bastimenti

Il mese di Ottobre porterà via da Milano Marittima le storiche suore Orsoline di Verona e, udite udite, forse non solo quelle.

Le ultime custodi stanno mandando verso la casa madre stoviglie, mobili e persino le piante di una casa che è stata di tanti di noi di Milano Marittima, almeno io ho dei bellissimi ricordi. Ricordo ancora il sapore dei brodini, delle pastine, soprattutto delle polpette. Le colorate pastiglie parigine di zucchero come premio. Erano le nostre suore Orsoline di Verona, fra le quali c’è stata anche una Mazzi del mio grande clan, don Antonio compreso, un Mazzi Dal Vento, il suo ramo.

suore orsoline milano marittima

La villa delle suore Orsoline a Milano Marittima

ADDIO ALLE SUORE ORSOLINE

E il vento di Ottobre porterà via definitivamente le storiche suorine da Milano Marittima, e già si parla di una prossima fila di negozi davanti alla loro villa sul Gramsci, magari una speculazione a ciambella tipo la vicina piazzetta dell’Ottocento. Tanto si finisce sempre li.

Tanti dicono di amare Milano Marittima, ma sono balle, amano solo quello che può fare Milano Marittima per loro e non quello che loro potrebbero fare per Milano Marittima, anche solo tenendola più pulita. Da tanto tempo vi avevo annunciato che sarebbero andate via le Orsoline, ma, in fin dei conti, a pochi importa questo luogo del cuore e della memoria. Basta leggere i tanti commenti sulla nuova lottizzazione all’ex Bar Barbanti, altro luogo topico di Milano Marittima, almeno della mia, quella vera. Vi avevo annunciato la cosa 2 anni prima dei giornali.

PARTONO I BASTIMENTI E CON ESSI ANCHE L’ORGOGLIO

Stesso dicasi per la notizia della nuova location di Julian, avete aspettato come sempre di vederla scritta dalla stampa locale, che spesso arriva molto più in ritardo di me. E per altre grida di stupore, disappunto o di incazzatura, aspetterete che la stampa locale ufficializzi, sempre in ritardo, ciò che vi ho già scritto pochi giorni fa ma che non avete colto, e che vi riscrivo adesso qui, ovvero che si da per prossima la chiusura di un noto locale in centro a Milano marittima. Perché un locale non può vivere solo di un nome, ancorché prestigioso, se poi non fattura perché la nuova clientela di Milano Marittima è di basso livello economico, spesso bassissimo a dirla tutta. Stessa sorte sembra esserci anche per un altro famoso locale che tanto ha fatto parlare e tante polemiche ha innescato a Cervia, area Canale Porto, che detto en passant è territorio di Cervia ambo lati. E le sorprese non sarebbero finite qui…

Poi avremo sempre il fesso ed i bugiardi che daranno tutta la colpa ai rincari del periodo che viviamo e vivremo nei mesi venturi. Facile. Trovare sempre colpe comode, e soprattutto esterne, è un classico comportamento cervese.

Partono i bastimenti, si dice in gergo familiare, ovvero è un modo per dire che vanno via pezzi da 90, che si perde qualcosa di identitario, di importante, ricordi, affetti. Non avete idea di quanti privati storici o attività siano in fuga da Milano Marittima cercando di realizzare il più possibile fintanto che si riesce ancora a raccontare favole a persone a cui piace sentirle. Anche qui avremo il commento del solito pirla, arrivato da molto poco e da molto lontano, che dirà che qua è ora di cambiare tutto, tanto a lui che gliene frega? Non gliene frega neanche di aver lasciato il suo paese di origine, figurati quanto gliene frega della storia di quello di arrivo. Ovviamente lo trovi su Facebook con scritto nelle informazioni del profilo “Vive a Milano Marittima” perché questo, invece, gli importa parecchio.

MILANO MARITTIMA PERDE PEZZI

Privati di un intera fila di negozi storici in Viale Matteotti per nuovo look, privati di uno spicchio storico della Rotonda Primo Maggio, privati delle nostre storiche Orsoline, privati di intere aree pinetate a rullo, anzi a ruspa continua. Ma troveremo sempre chi ha ancora il coraggio, oppure il dovere debitamente consigliato, di scrivere “Milano Marittima sempre bellissima”, e allora smetti di piangere e ti viene una bella risata.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Milano Marittima, basta il nome?

Basta il nome Milano Marittima per vendere appartamenti pollaio a cifre esorbitanti e tenere aperte attività commerciali in centro?

Spero, sul serio, non sia vero che a breve possa chiudere un notissimo locale del cosiddetto centro di Milano Marittima. Perché chiuderebbe? Credo innanzitutto perché un nome da solo non fa un locale. Figuriamoci se un nome da solo fa una località. L’ho detto e scritto mille volte.

ESSERE O NON ESSERE, QUESTO È IL DILEMMA

Per Milano Marittima gira un sedicente conte molto tronfio del suo titolo e sempre pronto a sbatterti in faccia il suo blasone e i suoi cognomi, peccato che essendo figlio adottivo, non partecipi in nulla delle glorie pregresse della discendenza tanto ostentata. Allo stesso modo si ostenta allo spasmo il nome Milano marittima, ma la sostanza ed il collegamento col glorioso passato non ci sono più a forza di scelte sbagliate, motoseghe e ruspe. Eppure quando si tratta di marketing, nonostante tanti anni e tanto sia cambiato e non certo in meglio, il nome di Milano Marittima da solo serve ancora a vendere il nulla. Ovviamente su un certo target di persone.

Ai proletari poveri gli vendono la Milano marittima da cartolina, quella rassicurante, stile famiglia del Mulino Bianco. Ai proletari arricchiti, invece, vendono la Milano marittima del “la frequento e quindi sono vip” e del “comprare casa è equivale a comprare uno status”. Ridicola transitività, eppure funziona.

DA BRESCIA A MILANO MARITTIMA CON FURORE

Sul Corriere della Sera del 30 Agosto 2022 c’era un melenso articolo (al quale ci avevano chiesto di collaborare ma abbiamo glissato ndr) dal titolo “Noi, i fedelissimi della Riviera” dove anche la mia Milano Marittima è data tuttora come meta fissa di generazioni di bresciani che saprebbero di potervi ritrovare la genuinità dei tempi dei genitori e dei nonni perché “qui tutto è sempre una sicurezza, ospitalità, ombrelloni ereditari, la cucina casalinga”. Addirittura sono appassionati a Milano Marittima per DNA; si ricordano le passeggiate salutiste in pineta e come, appena arrivati, controllavano che tutto fosse esattamente come era stato lasciato l’anno prima… cazzate!

Milano Marittima Brescia

È verissimo che avevamo legioni di bresciani, lodigiani, bergamaschi, cremonesi ecc, ma che oggi 2022 i giovani ritrovino la Milano Marittima immutata dei loro nonni o i nonni possano farla conoscere ugualmente ai loro nipoti è fantascienza pura. La cucina casalinga ha lasciato il posto al catering in tanti hotel, e non parlo dei B&B aumentati come funghi, anche molti hotel importanti hanno tolto la cucina del tutto facendo convenzioni con i ristoranti. Non parliamo poi dei vari kebabbari o piadinerie discutibili, per non dire della direzione e del personale di tanti bagni e hotel che di romagnolo, anzi di italiano, hanno ormai ben poco. Io a 48 anni ormai non riconosco quasi la mia Milano marittima, figurati un nonno bresciano.

Ai ragazzi di oggi interessano solo i localini del bere e della movida, roba nuova, di tendenza, sai che gli frega di ritrovare l’ombrellone del nonno o il negozio dove si vestiva la mamma. E alle famiglie, specie da family, interessa il prezzo basso tutto compreso, non interessa la pineta balsamica o la cucina romagnola fatta in casa.

TERZA TRAVERSA, RIVOLUZIONE EDILIZIA

Ecco che, con l’articolo del corriere del 3 settembre 2022, si passa dal presunto immobilismo alla rivoluzione immobiliare, scusate il gioco di parole.

Milano Marittima terza traversa

Un nuovo complesso di lusso con attici, super attici, piscine e solarium, ovviamente unità esclusive di uno sviluppo edilizio d’élite. Ovviamente zona prestigiosa, ovviamente solo per acquirenti molto facoltosi…Figuriamoci!

Leggere che “fin dai tempi dei pionieri milanesi che crearono la città giardino, prendere casa nella località “in” della riviera è una ambizione diffusa” fa capire che dopo un secolo ancora non hanno capito che Milano marittima era uno stile e non una moda. I primi milanesi, così come la vecchia élite seguente, viveva in ville e non in pollai a schiera uno sopra all’altro. Erano loro a dare un tono alla località, non era la località che li rendeva “in”. Non basta comprare una casa per diventare signori.

La crescita esponenziale di appartamenti sa più di crescita di una periferia proletaria di una grande città industriale degli anni del Boom, piuttosto che di una località signorile per pochi. Un’architettura che contraddice grandi teorici come Frank Lloyd Wright o il nostro Pierluigi Nervi. Un’architettura avulsa dal contesto. Ma, ormai, qui tanto e tanti sono avulsi dal contesto.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Milano Marittima fra targhe e brand

Nella Milano Marittima diventata ormai un brand sono state annunciate 7 nuove targhe che andranno apposte davanti altrettante ville storiche.

Per gli amanti di certe pochezze, che purtroppo dominano la mentalità di tanti da troppi anni, si potrebbe dire che a Milano Marittima anche i cessi della chiesa sono firmati… ed è vero! Quando la Stella Maris decise di fare i bagni nuovi dietro la navata destra, perché l’unico e minuscolo dietro al corridoio della navata sinistra era ormai archeologia, pare che qualcuno abbia regalato del piastrellato firmato Valentino, si il famoso Garavani.

piastrella stella maris

Una delle piastrelle del bagno della Stella Maris

MILANO MARITTIMA BRAND

Ho scritto diversi articoli su come, ormai, Milano Marittima sia più un nome, un brand da utilizzare a fini commerciali e basta, la sostanza è sparita da tanto tempo, anche la dignità stessa del toponimo, snaturato nell’osceno MiMa. L’anima di un paese sono i residenti, quelli veri, quelli che la vivono tutto l’anno, e ormai siamo quattro gatti, perlopiù anziani.

L’idea di brandizzare Milano Marittima è più volte riapparsa da vari politici, imprenditori o sedicenti tali, che ogni tanto tornavano alla carica con l’idea balzana di un salvifico festival della moda, non si sa poi come organizzato, localizzato, partecipato, e men che meno fatturato.

Dove ti giri ti giri trovi solo insegne tipo Boutique XY Milano Marittima, Bar XY Milano Marittima, Piadina XY Milano Marittima ecc. Giorni fa mi sono fermato davanti alla vetrina di un nuovo negozio e sul balcone interno, invece del nome o magari di uno dei brand in vendita, c’era  un’enorme scritta “Milano Marittima”. Una vera ossessione. Un po’ come quei cafoni che riempiono vestiti e scarpe delle loro iniziali e, se hanno comprato lo stemma, mettono pure quello dappertutto, anche nei cessi.

LE TARGHE DEL ROTARY CLUB

Sul Corriere Romagna del 2 settembre 2022 leggo che il Rotary locale ha preparato altre 7 targhe, oltre alle 6 già posizionate, da esporre davanti ai complessi architettonici da tutelare fra Cervia e la mia Milano Marittima, tipo la villa di Max David o le ville Sgarbi (ne rimangono 2 delle 4 originarie) fatte nel 1934 dalla famiglia storica del mio simpatico amico Amedeo, noto imprenditore. Quante volte ho detto che villa David doveva diventare un centro culturale per rilanciare il vecchio prestigioso Premio Cervia? Casa Pascoli di Savignano, casa Monti di Alfonsine e casa Panzini di Bellaria. Casa Moretti di Cesenatico già da anni (almeno 10) fa parte del progetto regionale delle case museo di artisti e poeti, noi cosa aspettiamo per villa David e villa Deledda?

Un noto politico, già nostro assessore, sul Carlino del 25 Maggio 2013 citava il “valore culturale spesso non percepito”, quello dei nostri stabilimenti balneari… la frase si commenta da sé. Basta guardare il degrado di anni ed anni del monumento ai fondatori milanesi per capire quanto davvero gliene frega a certa gente della cultura, della storia e di Milano Marittima.

monumento fondatori milano marittima

Il monumento ai fondatori di Milano Marittima in stato di abbandono

Dopo i ripetuti atti di vandalismo documentati da chi scrive su questo blog, poi ripresi anche dalla stampa locale, non è più stata ripozionata una delle prime 6 targhe storiche, quella vandalizzata che si trovava davanti a villa Gardini in viale Gramsci.

targhe rotary

Il buco lasciato dalla targa davanti a villa De Maria

E quanto alla targa della Madonna del Canalino, quella con la boiata del Cardinale Ersilio Tonni, ancora aspettiamo che venga corretta, nonostante lo svarione abbia ormai fatto il giro d’Italia grazie alle tante foto ricordo dei turisti. Bella figuraccia!

targa Rotary

La targa con l’errore

Quando hanno posizionato le prime targhette del Rotary davanti a villa De Maria, villa Gardini e villa Perelli, mi sono sentito improvvisamente anch’io un pezzo di archeologia, un fossile di un mondo passato che è davvero passato, nonostante i miei “soli” 48 anni, dato che quelle stanze, quei giardini, quelle famiglie, le ho vissute, e vissute in anni irripetibili non perché ormai andati, ma perché erano anni in cui Milano Marittima non era una moda o un brand, era uno stile, un ambiente.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Milano Marittima regina dello shopping

Un vecchio articolo di Trova Casa Ravenna prova a fare una panoramica sui negozi più IN della Milano Marittima regina dello shopping. Ci sarà riuscito?

Se c’è un capitolo della storia di Milano Marittima che conosco benissimo, è quello relativo allo shopping e le vecchie attività, specialmente boutiques, dato che la mia famiglia ne ha avute ben 2 di altissimo livello fra 1973 e 2010, in 2 punti di Milano Marittima, praticamente gli unici allora.

boutique la tartana shopping

La Tartana era fra le boutiques regine dello shopping

Sere fa una negoziante di lungo corso mi ricordava che a inizio anni ’80 faceva la commessa in una boutique a stock alla Nona traversa, di comproprietà di un notissimo ristoratore di Milano Marittima, ed io le ho ricordato come anche a fine anni ’80 fosse ancora un negozio praticamente a stock, con qualche capo firmato pescato qua e la, più che altro jeans West e la roba della Benetton, un negozio che negli ultimi anni ha voluto creare su di sé una nuova mitologia che ne facesse dimenticare gli esordi ed il primo periodo non proprio glamour.

MILANO MARITTIMA REGINA DELLO SHOPPING

Ho ripescato dall’archivio un vecchio articolo del periodico Trova Casa Ravenna N.75, Giugno-Luglio 2012, che in un minestrone fra anni ’60 ed attualità voleva fare una panoramica sui negozi più IN della Milano Marittima regina dello shopping… Mah.

Trova Casa Ravenna shopping

Un articolo che fa varie citazioni, non sempre precise, ma soprattutto omette delle vere eccellenze commerciali che davvero hanno contribuito alla corona di rango regale di Milano Marittima fashion dagli anni ’60. E non lo scrivo perché l’articolo omette le boutiques dei miei genitori, definite da tanti una vera istituzione, ovvero La Tartana dell’Ottava Traversa e la Tartana 2 di fianco allo Sporting.

Trova Casa Ravenna shopping

Boutique che hanno fatto tendenza e scuola, non fosse per il fatto di aver proposto per primi su tutta la riviera romagnola la vera moda mare Positano e Saint Tropez, oggi decisamente declassata da anonimi straccetti da bancarella a pochi euro, chissà confezionati dove…

Trova Casa Ravenna shopping

LE GRANDI BOUTIQUES NON CITATE

Dispiace che nella panoramica manchino boutiques di alto livello come quella firmatissima della Maria Campeggiani alla Diciottesima Traversa, quella blasonata Lanvin e Gucci di Josephine in Rotonda Don Minzoni dove c’era anche Golpe di Diva Baldassarri. Poi la mia cara Carmen Pantani sul Gramsci dov’è oggi calzature Maria Cristina, e poco lontano Big Ben dei Ricci, oggi col negozio di altro nome al posto del Cluny citato nell’articolo minestrone. Poi il mitico Ginger, un milanese amico di Fiorucci, i Diavoli ferraresi, le calzature Rossi, la boutique Bianca, ex socia della Rossana, che ricordo benissimo quando faceva salotto nel negozio di mio padre scegliendo i pantaloni per il marito, un buon pittore che esponeva anche in Rotonda Don Minzoni. Come non ricordare in rotonda Primo Maggio la boutique pellicceria Elena e, sul Matteotti vicino a chi oggi le spara grosse, Lamarr Mode.

Quando si ha la pretesa di scrivere articoli mirati e fare nomi bisogna farlo in maniera documentata. Se si vuole scrivere sulla storia di una città, in ogni suo aspetto, bisogna farlo per lasciare un ricordo per chi non c’era, non fare pubblicità di comodo. La stessa Riccione di Viale Ceccarini negli anni ’70 e ’80 ci invidiava il turismo elegante di Milano Marittima.

L’articolo scrive di una proposta di shopping mai banale, da un bel po’ di tempo invece vedo una sequenza di negozi decisamente omologati senza una vera connotazione di stile proprio, cambia il nome sulla porta ma guardando le vetrine, fra capi esposti ed anche modo di esporli, sembra di essere sempre davanti alla stessa vetrina.

L’articolo scrive che sarebbe oggi difficile stabilire se i facoltosi turisti abbiano determinato il livello dell’offerta commerciale dell’epoca o il contrario. Francamente la risposta è solo una, tutto a Milano Marittima era di livello superiore e tutti si conformavano per mantenerlo. La sera le vere sfilate di eleganza le vedevi nei turisti a passeggio, oggi invece le vedi filmate negli schermi delle vetrine di certe boutiques, posto che fu proprio la boutique Tartana la prima a metà anni ’80 ad avere in vetrina anche una TV che trasmetteva immagini di sfilate.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Felice era Milano Marittima

A Milano Marittima sparisce il Bar Barbanti, al suo posto sorgerà l’ennesima palazzina anonima che spazzerà via un’altra fetta della nostra storia.

A Milano Marittima sparisce il Bar Barbanti (oggi Woodpecker), lo sapevo da 2 anni ma quando ho visto il cartellone col progetto di ciò che verrà mi ha fatto effetto.

bar barbanti milano marittima

Se ne va un altro punto storico di Milano Marittima, un punto di riferimento doppio visto che c’erano un bar, un tabacchi cartoleria ed una simpatica famiglia di gestori che ebbe anche lì di fianco la pompa di benzina. Nell’altro lato c’era un’edicola fino a pochi anni fa.

bar barbanti milano marittima

Il Bar Barbanti in una foto d’epoca

Tino e la sorella Teresina erano Morandi, eredi in parte dello zio, lui davvero Barbanti, che aveva tutta la terra e le case in Viale Matteotti fra la Prima e la Terza Traversa dove oggi vedete il Caminetto, il mini golf e la sala giochi Hippy.

costantino morandi detto tino barbanti

Costantino Morandi detto Tino Barbanti

Milano Marittima sembra sempre più uno di quei paesi terremotati o bombardati in guerra, che dopo la tragedia bisogna tirar su ex novo cancellando il pregresso con tutti i suoi ricordi, ma soprattutto cambiando per sempre il side.

terza traversa

A destra il Bar Barbanti alla Terza Traversa

Una località che mantiene il toponimo ma ormai dopo aver perso la sua anima elitaria perde sempre più la sua sostanza anche nell’edilizia storica, oltre agli abitanti storici e non solo quelli, si perde infatti i fondatori milanesi ai quali, durante un compleanno di Milano marittima alla Rotonda Primo Maggio, anni fa un sindaco promise di dedicare targhette nominative da distribuire sul lungomare in via di costruzione, ed invece…

ANCHE FELICE BIANCHI FECE LA SUA PARTE

Nessuno che dedichi un’aiuola, un busto, un articolo al povero fondatore Felice Bianchi, fa comodo solo Giuseppe Palanti, che però fu prima perseguitato e offeso e nel 1936 lasciò per sempre Milano Marittima, mentre Bianchi volle stare qui nel cimitero nella nostra pineta per sempre dopo la morte, si fece appositamente traslare da Milano. Gli ingrati cervesi non lo hanno mai onorato, in niente. Bel ringraziamento per cotanto amore.

Le vecchie ville di Milano Marittima

Le Ville Bianchi divenute oggi Hotel Flora

Bianchi aveva due bellissimi villini a colonnato costruiti nel 1913 (quindi subito), uno poi diventato l’Hotel Flora, l’altro sparito. Tuttora la nipote, mia amica carissima, viene a Milano Marittima nella casina che comprò suo padre e anche lei viene praticamente ignorata durante le varie pseudo celebrazioni propaganda su Milano marittima, ma dice che in fin dei conti va bene così.

Bianchi e Palanti erano fra i primi 10 membri della Società Milano Marittima istituita il primo giugno 1911 con rogito del dott. Ferrini a Milano, questa data è il vero compleanno di Milano Marittima, altro che 14 agosto 1912. Poi i nomi cambiano nel 1912 e nel 1924, e nel 1924 e 1934 cambiano anche i termini della concessione comunale. Era il 22 Agosto 2014 quando il Corriere Romagna titolava su Milano marittima, ormai scenario urbano sempre più rarefatto, “Dancing around ghost’s Milano Marittima”, città che danza coi suoi fantasmi.

LA MILANO MARITTIMA CHE DOVEVA DARE LEZIONI

Nevio Salimbeni, pluri assessore impiegato in comune a Cervia, calato dalla Bassa Romagna dal 2004, rilasciò alcune interviste al Carlino dove parlava di località in transizione, senza identità, da ricostruire dopo la macerie del periodo di bella e dannata della vipperia, che doveva puntare sul verde ecc… Diciamo che durante il suo mandato come assessore ai lavori pubblici 2004-2009, poi al turismo 2009-2012, non mi pare avesse contribuito granché e, infatti, l’intervista al Carlino del primo agosto 2014 la trovai alquanto surreale. Perché Salimbeni non fece i nomi di chi rese allora dannata la Milano marittima della vipperia lasciandovi poi le macerie? Ha dovuto aspettare di trovare un nuovo impiego a Rimini? Fu proprio lui che, con una sburonata tipicamente romagnola, disse al Corriere Romagna del 28 ottobre 2011 “lato turismo noi a Cervia non prendiamo lezioni da nessuno ma anzi le diamo a tutti gli altri”.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi