Il Centenario di che?

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Anno 2012, quello del centenario di Milano Marittima. Come affronta il nostro Conte che non conta questo momento? Un articolo-analisi con il suo punto di vista sulla questione.

“Bella e quasi impossibile, così era Milano Marittima per noi ragazzotti, pensavamo di non essere mai abbastanza eleganti per frequentare i suoi viali. Quanto sia rimasto oggi della città giardino, è difficile dire”

Così disse un membro del Touring Club nel suo intervento il 22 Agosto all’ennesima conferenza sul Centenario (cfr. Voce 3.9.2012). Invece di far parlare quelli per i quali Milano Marittima era bella e impossibile, abbiamo continuamente assistito alla sagra delle comparse, di coloro che né a livello personale né famigliare c’entrano granché con la località, specie i suoi anni d’oro.

L’ORGANIZZAZIONE DEL CENTENARIO DI MILANO MARITTIMA

Riguardo la parte storica della rievocazione, invece di stampare, anzi ristampare i soliti scritti cotti e ricotti, si poteva raccogliere in un libro i ricordi di residenti e turisti storici, di commercianti, albergatori, bagnini, di tutti coloro che hanno fatto Milano Marittima. La memoria storica di un paese (Vedi libri di Enzio Strada e di Francesco Balsamo) è data dai suoi cittadini, non da quelli di fuori. Potevamo avvalerci di due grandi nomi della storiografia, la prof. Emma Fattorini e la prof. Elda Guerra.

Fattorini è di Milano Marittima ed avrebbe potuto integrare la narrazione con non pochi particolari desunti dai ricordi di famiglia (Fattorini/Brugnoli). La Guerra, Presidentessa delle storiche italiane, è venuta qui in vacanza con la madre fin da bambina, stringendo parecchi rapporti con persone del posto (incluso chi scrive), ed anche lei avrebbe potuto arricchire la trattazione generale coi suoi ricordi personali. Invece, tutto è stato trattato da gente che ha tenuto conferenze, scritto libri ed articoli, ma che ha più volte dimostrato di sapere ben poco della città.

La storia si fa con le fonti, e qui le fonti, in primis la memoria orale dei residenti e dei veri protagonisti, ancora una volta sono state lasciate da parte.

CHI MERITA LA CITTADINANZA ONORARIA?

Stesso discorso vale per la Cittadinanza Onoraria a Roberto Vecchioni, quale contributo ha dato allo sviluppo o alla notorietà della nostra città? C’era gente ben più illustre da premiare. La motivazione parla di merito per aver diffuso la cultura umanistica: cosa c’entra con Milano Marittima e il Centenario?

L’onorificenza poteva invece essere data a scienziati legatissimi a Milano Marittima, come il primo grande matematico il prof. Benedetto Scimemi e al prof. Fabrizio Salvi, esperto di sclerosi multipla, entrambi di fama internazionale. La famiglia Salvi ha villa a Milano Marittima da oltre mezzo secolo. Scimemi ha passato qui la gioventù.

Merita la cittadinanza onoraria Isabella Seràgnoli di Bologna. La sua famiglia viene qui da decenni, possedendo una villa, e contribuiva al circuito motociclistico, addirittura intestato al fratello. Circuito che doveva essere riproposto per il Centenario ma che poi è saltato, come tanto altro (cfr. Calendario eventi su Milano Marittima Life n.6 pag.38). Il loro Hospice quest’anno compie 20 anni, motivo in più per conferire un’onorificenza che sapesse anche d’omaggio per un impegno riconosciutole a livello internazionale.

Quando fu invitata la Moratti, nessuno fece leva sul legame di donna Letizia con Milano Marittima tramite i suoi cugini Cadorna, più che per l’essere il sindaco di Milano. Per farlo bisognava saperlo, ma qui, pur riempendosi continuamente la bocca di parole come élite, mondanità ecc, tutto ciò che concerne la vera élite e mondanità è sconosciuto.

Non si va oltre le veline, calciatori, e tronisti. La “Voce del Tabaccaio” n.26 del 9 Luglio 2012 scriveva che “L’elegante località spegne 100 candeline ed è permeata da una magia unica che nasce dall’entusiasmo dei cittadini la cui volontà è di celebrare insieme coi turisti ed il pubblico le bellezze del territorio”. Non ci pare né di aver visto l’entusiasmo, né la magia.

LEGGI ANCHE: La storia di Milano Marittima: origini e ricerche storiche a cura del nostro blog

RICCIONE AUTONOMA

Il 2012 è stato anche il 90° di Riccione autonoma. Fra gli eventi, la gran cena di galà al Castello Agolanti, con invitati in primis i congiunti di tutti i fondatori della “Perla” a partire dai Podestà, Sindaci, imprenditori (fra cui una contessa di assai benemerita famiglia ed amica-referente di chi scrive). Non si poteva fare altrettanto qui da noi, e invitare a un galà i discendenti dei 12 fondatori? Costava molto reperire cognomi e numeri di telefono?

Fra gli eventi non realizzati era stata prevista effettivamente una Cena del Centenario (annunciata dai giornali il 4 Marzo 2012) da tenersi in centro a Milano Marittima e si chiedevano 100€ di quota, ammesso di trovar posto dato che prima bisognava mettere in tavola i soliti volti e comparse. La cena non c’è stata, ma la mentalità organizzativa dice tutto. Il Centenario non era la festa di Milano Marittima e della sua gente? E da quando si paga per la propria festa mentre gli estranei vengono gratis? Le quote andavano chieste innanzitutto proprio agli esterni.

E’ vero che abbiamo avuto un conte Edoardo Mancinelli-Scotti vincitore della nostra gara velica, ma l’epoca dei Torlonia, degli Orsi-Mangelli, degli Schonborn (cugini di chi scrive) è finita negli anni 80. I soliti noti, quelli nuovi, che non perdono occasione in giornali e tv per parlare della loro Milano Marittima, brillavano per la loro assenza al funerale di “Gingi” Sovera: già questo dice tutto su come la nuova Milano Marittima rispetta e onora la vecchia, quella che ha fatto la storia della località.

PER IL CENTENARIO DI MILANO MARITTIMA I NUOVI PALANTI NON ESISTONO

Si è poi esterrefatti nel leggere di politici e bagnini che si presentano come i nuovi Palanti (Voce del 5.10.2012 e Gente del 4.8.2012) quando poi arriva addirittura a cancellarlo, affermando che è stato un certo locale “a dettare la fisionomia di Milano Marittima” (Carlino del 6.10.2012). La mia Milano Marittima era quella dove l’élite era educata, discreta, e promuoveva anche l’alta cultura, vedi la contessa Costa, il conte Manzoni, il conte Roversi-Monaco, che andava in tutto il mondo per i dipinti di Morigi non per le foto dei paparazzi.

Nella recente conferenza, in ambito del Centenario di Milano Marittima, “Riti e costumi della vacanza a Milano Marittima” qualcuno ci ha detto che raccomanda sempre ai turisti “Quando venite a Cervia, non dimenticate il vestito da sera, il costume da bagno, la racchetta da tennis e le scarpe da ballo”.

E’ sotto gli occhi di tutti come, oggi 2012, a Milano Marittima questo simpatico invito non sia accolto, difatti, l’abito da sera non è più usato da nessuno, in primis perché le occasioni davvero eleganti non ci sono più; inoltre perché da mattina a sera, dalla spiaggia alla passeggiata del dopocena, è una sfilata continua di gente in t-shirt e ciabatte infradito.

Di locali da ballo, ne è rimasto solo uno mentre prima c’era l’imbarazzo della scelta: Roof Garden, il Woodpecker, il Papagayo, la Perla Azzurra, La Gatta ecc. Quanto ai campi da tennis, basti dire che tutti e tre quelli che c’erano per esempio alla Settima Traversa, da anni sono stati fatti fuori per la cementificazione (vedi campi che erano degli hotels Touring, Palme e Pansecchi) e stesso dicasi per i campi presso la Seconda Traversa e di fronte all’Hotel Rio. I campetti da pallavolo presso i Camilliani e la Stella Maris, sono inagibili. Stesso vale per la copertura arborea di molti viali e traverse: causa non certo neve o malattia, il Viale 2 Giugno, per esempio, ha perso in ampi tratti la metà dei suoi alberi.

Con rogito del notaio Auzzani del 3.11.1924 il Comune rientrava in possesso di un vasto pezzo della concessione fatta dodici anni prima ai milanesi, ossia tutta l’attuale zona traverse, dal Canalino fino a Lido di Savio. In fin dei conti erano favorevoli anche illustri fondatori, come Palanti e Redenti, nella speranza che questi terreni fossero utilizzati per costruirvi colonie per i bimbi poveri. In un articolo apparso su “La Costa Verde Adriatica” dell’Aprile 1932 si leggeva “Resta ora ai dirigenti della cosa pubblica il compito di saper sfruttare con criterio il terreno recuperato dal Comune”, non lesinando, se del caso, agevolazioni giuste ed oneste verso eventuali ammiratori dell’incantevole spiaggia”. Infatti!

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