Discorsi da bar (Seconda parte)

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Continua da: Discorsi da bar (Prima Parte)

1968/69, il Bar Riviera in angolo tra Via Podgora e Viale Forlì

1968/69, il Bar Riviera in angolo tra Via Podgora e Viale Forlì

L’articolo “Milano Marittima, cinque street-bar in un fazzoletto” (Carlino 1.8.2013) era esilarante! Di uno dal nome biblico diceva “L’ambiente è decisamente chic ed elegante. Gli ambienti sono diversi ma l’angolo più distintivo è su Viale Romagna coi divanetti on the road”. Ambienti “diversi”? Ma è tutto su strada! Quanto allo chic… Una volta on the road mangiavano e bevevano operai e muratori. Di un altro dal nome olandese diceva “Le ballerine sulla terrazza che domina l’ingresso del Pineta, il clima molto anytime ma non fuori dal tempo”. A me pareva fuori di testa, dati i decibel, e spacciare un soppalco per terrazza… Di un terzo dal nome cinematografico citava “I divanetti immersi nel verde” giusto perché schiaffati dentro le aiuole, aiuole che dovrebbero essere arredo urbano e non arredo bar, avendo pagato noi cittadini. Peggio quando citano tale “fazzoletto” come il “salotto buono”, orrida espressione piccolo-borghese che rimanda a certi arredi fantozziani di salotti plastificati, appunto perché restino buoni, magari con sopra le bambole kitsch che certa gente metteva anche sui letti. Fantasie, come chi scrive del “Mondanissimo Viale Gramsci” (Voce 22.6.2013) quando ci troviamo “Cartomanti sedute per terra” (Corriere 20.7.2013) proprio dove una volta c’era il Cluny Bar di Peppino Manzi! D’estate tutti, dico tutti i bar erano salotti all’aperto. Con un’altissima percentuale di clienti tedeschi ed una minoranza italica d’estrazione altoborghese e anche aristocratica. Quanti bei cognomi! Dal Bar Concerto partiva il rito mondano della Caccia al Tesoro. Ogni tanto il glam veniva guastato da certe idee paesane partite da Piazza Garibaldi, come una sfilata di Sciucarèn che sconvolsero un amico di Fiorucci, ma noi di Milano Marittima eravamo ancora padroni della situazione. I tavoli dello Sporting avevano nella tovaglia una composizione fotografica che riassumeva tutti i tipi di coppe gelato disponibili. Erano undici spicchi con al centro una foto circolare dei drink; vera vetrina orizzontale di leccornie per noi bimbi. Io a quei tempi in Viale Gramsci c’ero e mi ricordo tante di queste piacevoli cose. Però preferivo il gelato della Perla, dove i camerieri aspettavano i clienti attorno ad un pino che non c’è più e vestivano divise fatte dal sarto. Giacca chiara al mattino, a quadretti il pomeriggio e scura la sera. A quei tempi la Perla contava ben trenta persone. Sei camerieri, sei commis. Ogni cameriere con una sua gelataia di riferimento (erano 3) per evadere le comande. Professionalità lontana dal casinificio degli street-abbeveratoi. Unico erede di tanto retaggio è il Bar Riviera alla Quinta Traversa, che d’estate raduna ancora tanta vecchia élite di Milano Marittima. Nato in Viale Forlì da Adele Bolognesi e Antonio Battistini, dal 1968 al 1979 fu poi della famiglia Giorgi, trasferita alla Quinta Traversa ove tutt’oggi operano le giovani generazioni della famiglia, forse l’unica a vantare così tanti anni consecutivi nel settore a Milano Marittima.

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