Era il 16 Agosto 1966, ore 16.00. Stavo guardando il canale di Cervia, quando ad un tratto vedo avanzare in lontananza una colonna molto alta, che sembrava fumo e fuoco. Per un attimo, ma solo per un attimo, ho pensato fosse un vecchio treno a vapore, ma mi sono reso subito conto che era una tromba d’aria. Si era alzato un forte vento, sono salito su di una Vespa e, a tutto gas, mi sono diretto verso il porto di Cervia dove avevamo un ristorante costruito su palafitte che si chiamava Al Gabbiano. In quel momento dovevano esserci, se non erano riuscite a scappare, mia mamma, più quattro persone che ci lavoravano ed eventuali clienti. La tromba d’aria è stata più veloce di me.

Il tornado che distrusse il Gabbiano
Il vecchio ristorante Al Gabbiano

Appena sono arrivato, il forte vento mi ha fatto fare un ruzzolone di parecchi metri sulla spiaggia e quando ho alzato gli occhi verso il mio Gabbiano era come se avesse messe le ali; si era sollevato da terra intatto, di 7/8 metri, poi è come esploso, si è aperto come un ombrello, e i pezzi sono volati ovunque. Ho guardato l’ora: le 16.32. Era allucinante, angoscioso; il solo pensiero che la in alto potevano esserci state mia mamma e chissà quante altre persone mi faceva rabbrividire.

ristorante al gabbiano
Il nuovo ristorante Al Gabbiano

Il vento era ancora fortissimo, non si stava in piedi. Procedendo steso, aggrappandomi a due grossi tubi metallici, all’interno dei quali c’erano i cavi elettrici che portavano la corrente al faro e alla sirena, sono arrivato sul posto piangendo. Qualcuno dall’alto li ha aiutati; era rimasta intatta solo una striscia di pavimento in legno e come per miracolo queste persone sono cadute andando a finirgli sotto, non si fecero nulla a parte delle escoriazioni più o meno estese e la slogatura di una caviglia.

Il tornado che distrusse il Gabbiano
Kalumet e il nuovo Al Gabbiano durante una mareggiata. Notare la scritta a bordo del canale “coast to coast Pola”, infatti è da qui che partivano le imbarcazioni che arrivavano in Croazia

Per circa dieci minuti il vento non permise di alzarmi, poi di colpo si è calmato. Mi sono reso conto delle loro condizioni, arrivavano pianti e richieste di aiuto. Il primo ad uscire é stato Robert il cameriere, un amico fraterno, che non si era fatto praticamente niente. Con il suo aiuto e quello di altri, siamo riusciti a far uscire dagli scogli anche le altre persone. Dell’attrezzatura del Gabbiano non era rimasto più niente; flipper, jukebox, macchina del caffè, frigoriferi, la cucina, tutto in acqua nel porto canale e in mare. Poi, mia mamma e Robert, mi hanno spiegato che loro volevano mandar via la gente ma c’era una famiglia con dei figli in mare con una barca per gite, il “Mompracen” di Mario “Galinin”, che non ne ha voluto sapere di uscire e quindi hanno obbligato anche loro a restare.

Il tornado che distrusse il Gabbiano
Il ristorante Al Gabbiano durante lo Sposalizio del Mare

Su quel molo avevo il Gabbiano più due capanni da pesca in società, più uno, il migliore, sul fiume Savio, frutto di una concessione demaniale che mi era stata data perché avevo salvato la figlia di un pezzo grosso della marina militare che stava annegando. Questa maledetta tromba si muoveva ad esse. È arrivata da sud e mi ha centrato il Gabbiano, ha poi iniziato la esse a nord, ha quasi evitato completamente il Kalumet, il ristorante dall’altra parte del canale, eccetto un danno alla terrazza. Ha proseguito verso sud e mi ha centrato il primo capanno da pesca, ha fatto di nuovo la esse verso nord e mi ha abbattuto anche l’altro capanno da pesca per poi andare a spegnersi verso Lido di Classe, ma non prima di avermi abbattuto anche il capanno da pesca sul Savio.

Il tornado che distrusse il Gabbiano
1972. A destra il ristorante Kalument e a sinistra il ristorante Al Gabbiano

Su quel pezzo di pavimento rimasto, mia mamma, con l’aiuto di due donne, ha continuato a fare, usando una piccola cucina a gas e un tavolo, la specialità del Bar: La classica “schiacciatina, o gnocco fritto, come tanti la chiamavano, mentre Robert, dalla mattina alla sera, faceva l’eroe e nello stesso tempo cicerone, spiegando a tutti cosa era successo e come aveva salvato le persone cadute negli scogli, romanzando il tutto. All’occorrenza aiutava anche le tre donne che lavoravano.

Il tornado che distrusse il Gabbiano
Robert e Paolo a destra

Il Gabbiano l’abbiamo rifatto, come potete vedere dalle foto, tutto in cemento armato con pannelli di legno, certi che non sarebbe più volato via. In un secondo tempo, anche i capanni da pesca, fuorché quello sul Savio, poiché non ci è più stata rinnovata la concessione. Abbiamo speso, oltre che per la ricostruzione, tanti soldi in avvocati e viaggi a Roma per vedere di ottenere un risarcimento, ma niente.

1973, costruzione della nuova darsena. Il Gabbiano e i capanni da pesca erano nel mezzo, di troppo, e essendo concessioni demaniali, le ruspe hanno demolito tutto. Non solo, mi hanno fatto pagare 900.000 lire di spese di alienazione.

Paolo Maraldi

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