Sul Corriere dell’11 Gennaio 2020 si tornava a fare il punto sulla devastazione della pineta di Milano Marittima coi 30 ettari e circa 5000 alberi fatti fuori in pochi minuti. Mi ha stupito leggere che un cippo di pino, dopo aver partecipato ad un concorso evocativo, è adesso in forza all’arredamento del Comune, ma non di Cervia, come sarebbe più logico a futura memoria, ma nel Comune di Faenza… Nello stesso articolo si è anche citata la tempesta del 1880 che fece fuori 2126 pini. Quello che però più mi ha lasciato perplesso è stato l’articolo del giorno prima, dove si leggeva che la città del salesia, da sempre impegnata nella difesa del patrimonio messo a rischio dalle calamità, ebbe addirittura ben 21.867 alberi stroncati per assideramento nell’inverno 1979-80. C’è anche la storia dei 2126 pini, con la data 1980 e non 1880, ma può essere un errore di stampa.

La pineta, numero verde
Milano Marittima quando era immersa nel verde

A memoria mia, e anche a quella di altri, una strage da oltre 29.000 alberi non la ricordiamo affatto. Ed è strano, perché io andavo a scuola e sarebbe stata motivo imprescindibile di lezioni temi e ricerche. Invece, nulla. Una strage quattro volte quella del 2019 sarebbe entrata nella memoria collettiva, a meno che la tanto sbandierata sensibilità verde non sia cosa recente a Cervia. Perché la storia dell’amore del verde di Cervia, evidentemente una leggenda che si vuole passare per storia, è il vero tema. Abbiamo la recente cementificazione, che ha visto intere traverse e interi lotti deprivati totalmente dei pini e del verde, dove poi sono sorti appartamenti e hotel stile Dubai. Abbiamo la famosa storia del 1962 quando si era progettato il luna park al posto della pineta fra il Canalino e la Diciannovesima Traversa. Abbiamo fior di articoli sulla Gazzetta di Cervia a firma di Aldo Spallucci che denuncia il poco amore dei locali per la tutela del verde. Ancor prima abbiamo le lettere di Giuseppe Palanti, che dice di aver salvato la pineta con la sua garden city, altrimenti i cervesi ci avrebbero fatto dei campi di patate!

La pineta, numero verde
Veduta del Viale Leopardi e stadio negli anni ’50

Sabato 28 Dicembre su RAI 3 ho visto una trasmissione, Romanzo Italiano, con interviste a noti scrittori, Fabio Genovesi a Forte dei Marmi e Sandro Veronesi a Roccamare. Genovesi ha detto parole, in cui mi sono riconosciuto, sul vero abitare il mare d’inverno, sull’amore per la pineta e l’avversione per una parolaccia in voga a Milano marittima, “esclusivo”, perché non riflette amore per il posto, per il mare o la pineta, ma è solo un voler affermare “io posso stare qui perché ho i soldi, tu non li hai e quindi ti escludo”. Veronesi la prima cosa che ha detto, e ripetuto tre volte, è che tempo fa ha dovuto abbattere sei pini in giardino a causa di una malattia, mentre qua li abbattono per fare le case, ed i nuovi padroni sono pure contenti di vedere meno pini a Milano marittima. Perché sono venuti qua per il nome, il blasone, non per Milano marittima in sé… Bello vero?

La pineta, numero verde
Panoramica sul Viale Matteotti immerso nel verde negli anni ’60

Chiunque può girare in rete e trovare centinaia di foto di Milano Marittima fra gli anni ’50 e ’90 e vedere quanto verde c’era, e oggi non c’è più, e la causa non sono gli uragani. Poi per carità, fate voi, tanto noi ormai dobbiamo solo stare zitti e sentirci anche cambiare i ricordi e la vita che abbiamo vissuto, noi di Milano Marittima non abbiamo più diritto neanche ai nostri ricordi, quelli veri.

Il Conte

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