Cervia al tempo dei contrabbandieri
La torre quando c’erano i finanzieri

La Torre San Michele è conosciuta dai non più giovani come la “torre dei finanzieri”, che in romagnolo diventa “la tora di finanzir”, meglio conosciuti come “i ciutur”: i tappi. Non so esattamente il perché ma ci sono tante discordanti motivazioni, non tutte molto simpatiche. La torre era la caserma dei finanzieri e c’erano anche le celle con tanto di robuste inferriate per i catturati in attesa di trasferimento a nelle carceri a Ravenna. A quei tempi, fino alla fine degli anni ‘50 praticamente, il compito della Guardia di Finanza era quello di combattere il furto di sale dalle Saline di Cervia e dai rispettivi magazzini, piu’ gli sbarchi in mare degli scatoloni di sigarette contrabbandate dalla ex Jugoslavia.

Era un compito non proprio facile, poiché questi sbarchi funzionavano così: una grande motobarca partiva dalla Jugoslavia carica di scatoloni di sigarette, si fermava a un tot di miglia dalla costa e a quel punto entravano in azione i contrabbandieri, che con grandi e veloci motoscafi, tutti blu per mimetizzarsi, trasbordavano gli scatoloni dalla motobarca e velocemente, cercando di non essere intercettati, arrivavano a terra, le sbarcavano, e quelli a terra le caricavano su auto o furgoni per portarle nei vari depositi. La Guardia di Finanza con mezzi meno veloci, sia in mare che in terra, doveva impedire che ciò accadesse, e possibilmente sequestrare i vari carichi arrestando i manigoldi.

I punti preferiti per gli sbarchi erano le foci dei fiumi. In un secondo tempo, quando tutte o quasi, le barche da pesca a vela della nostra flotta marinara erano state motorizzate, si aggiunse il contrabbando della nafta, e a questo erano impreparati. Questo, era dovuto al fatto che la nafta per queste barche era pagata da parte dei pescatori un quarto del costo di quella al distributore. Ogni imbarcazione veniva rifornita in base alle ore di pesca e relativo consumo… e qui inizia il contrabbando! I pescatori dichiaravano molte più ore di navigazione e spesso restavano in porto perché guadagnavano di più vendendo la nafta in esubero che andando a pesca.

Il tutto non era così semplice come sembra dalla mia descrizione, anzi, poiché i pescatori dovevano riuscire a dimostrare il consumo e di notte, con vari espedienti, dovevano passare la nafta ai contrabbandieri che caricavano queste botti metalliche in auto; di solito erano delle Ardea perché erano veloci e capaci di caricare queste botti. Se le auto venivamo fermate, erano scoperti, poiché la nafta veniva controllata e quella da pesca aveva un colore diverso da quella venduta nei distributori. I personaggi mito di questo traffico erano Malo, per il contrabbando, e Piumino per la Guardia di Finanza.

Paolo Maraldi

Cervia al tempo dei contrabbandieri

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