Il pensiero del Conte Archivi - Pagina 40 di 72 - Il blog di Cervia e Milano Marittima % %

Quelle giornate particolari

Un’altra differenza fra Cervia e Milano Marittima sta nel fatto che questa non ebbe sedi della Sinistra, ma ben tre dei Repubblicani (Bar Barbanti, la Taverna Verde e un villino in via Ariosto) e da subito fu legatissima al Fascismo. Vedi le Colonie (come quella vera cattedrale di edilizia razionalista della Varese) vedi le tante famiglie della sua élite che anche nel Dopoguerra non facevano mistero di essere ancora di quella idea. Una nota benzinaia riceveva laute mance quando sentivano che si chiamava Edda. E tutti quelli che oggi parlano tanto di cultura a Cervia, non penso abbiano mai sentito che a Milano Marittima dal 1973 ci fossero seminari estivi per universitari organizzati dal conte Giovanni Volpe, il famoso editore di destra, figlio di Gioacchino Volpe e cognato di Arnoldo Foa’. Ricordiamoci che due strutture tutt’oggi in funzione, Stadio Germano Todoli e Stella Maris, nascono per donazioni di Mussolini.

Quelle giornate particolari

Materiale fornito da Franco Balsamo

Nei documenti per la costruzione dello Stadio dei Pini (Delibera 7 Giugno 1939 n.143) si legge “Nelle visite che il Duce fece a Cervia il 20 Giugno 1938 con le sue munificenze di cui non gli saremo mai abbastanza grati, elargì 75.000 lire per la costruzione di un campo sportivo“. Riguardo la Stella Maris, che allora era Santa Maria della Vittoria, e la terra regalata dal Duce nel 1938 ai suoi amatissimi Francescani, cioè 19.580 mtq di area pinetale, stipularono Mario Anselmi “in religione Padre Emilio” ed il Commissario Prefettizio Mazzuccato Edmondo (addirittura un Sansepolcrista, tessera n.66). Riguardo Milano Marittima il Mazzuccato scrive “Località ABBASTANZA LONTANA da Cervia”. Allora, e per tanti decenni ancora, la distanza non era solo per la pineta di mezzo, la vera distanza era quella SOCIALE, con Milano Marittima un luogo elitario a parte ed oggi difficilmente descrivibile a chi non lo ha vissuto.

Quelle giornate particolari

La Stampa – 20 Giugno 1939

Il quotidiano LA STAMPA del 20 Giugno 1939 contiene un lungo articolo “Il Duce nel Ravennate” che si occupa della nostra città. Leggiamo frasi come “Il primo caloroso saluto gli è stato dato da Cervia ove donne e bambini sostavano in folla acclamando entusiasticamente al passaggio del Capo del Governo la cui visita, pur non preannunciata, era attesa, quasi sentita dalla sensibilità istintiva del popolo”. A Savio invece “È in attesa tutta la popolazione, centinaia e centinaia di fascisti e operai, lo accoglie un uragano di applausi”. Dipoi il Duce “inseguito dalle grida di entusiasmo del popolo acclamante” arriva ai due Castiglione” ovunque salutato dai fascisti e dal popolo con deliranti manifestazioni”. Viale Roma a Cervia era Viale Benito Mussolini e Viale Matteotti era Viale Arnaldo Mussolini. Tuttora alcuni chiamano Viale Dux il Nullo Baldini. Recentemente (Carlino 22/1/17) l’avvocato Ludovico Giardini, habitué e vero “personaggio” di Milano Marittima che da piccolo trovavo spesso vicino a me allo Sporting, nipote di Baldini, ha ricordato l’atteggiamento non ostile di Mussolini nei riguardi di suo nonno, per le comuni origini romagnole e socialiste.

Il Conte che non conta

La Perla vs Sporting 1-1

La Perla vs sporting 1-1

Il Conte Carlo Enrico Giulini

Sono le due di notte. Una notte d’Estate di oltre 30 anni fa. I Carabinieri sono chiamati dai residenti del posto, ma non si tratta, come purtroppo avviene sempre più spesso oggi, di ladri e furti. È che nel campetto di Villamarina di Cesenatico stanno giocando a calcio, ed è una partita indiavolata! Sono onesti lavoratori che, vuoi il refrigerio notturno, vuoi che non hanno tanto tempo disponibile, hanno deciso questo exploit, anzi questo derby: i camerieri della Perla vs i camerieri dello Sporting di Milano Marittima! Per i curiosi, finì 1 a 1. Forse di partitelle, prima e dopo, ce ne furono altre, ma questa è quella che ricordo io bambinetto, e come tale non riuscivo nemmeno a situare nel lasso della giornata quell’orario, due di notte, men che meno per giocare! Li conoscevo un po’ tutti quei ragazzi, essendo il mio negozio di fianco allo Sporting e difronte alla Perla. I camerieri della Perla godevano di più prestigio, cambiavano la divisa (o meglio la giacca) tre volte al giorno, ed erano fatte su misura da un sarto di Cesena. All’epoca Milano Marittima era una pacchia anche per il personale, che si assicurava doppio introito. Uno quello ufficiale del datore di lavoro, l’altro ben più sostanzioso derivato dalla mancia dei clienti, che in quegli anni erano signori veri. Oggi abbiamo gente che magari spende 20mila euro al metro quadrato pensando che chi ha una casa a Milano Marittima è automaticamente promosso Signore, però poi, nelle ormai rare occasioni di collette benefiche il piatto piange, e di più piangono gli occhi leggendo le cifre miserevoli che poi vengono propagandate come lauta generosità! Personaggi ” VIP”, membri di categorie sociali ed economiche di grandi numeri che poi si tolgono di tasca uno o due euro, manco un caffè… Poi per esempio vieni a scoprire che (zitti- zitti) i nostri Carabinieri anche recentemente hanno raccolto 3 mila euro per beneficenza (zitta- zitta, da veri Signori, anche quella) loro che hanno magri stipendi rapportati al lavoro che fanno e ai rischi che corrono. Voglio ricordare un gran signore della mia Milano Marittima di un tempo, il Conte imprenditore filantropo Carlo Enrico Giulini. Morto nel 2011, milanese DOC, azionista dell’Inter, padrone del Cagliari, a capo della grande Fluorsid Group cui è intestata anche la omonima Fondazione. Era uno dei non rari habitué di Milano Marittima che lasciava mance pari ad un mese di stipendio nell’hotel vicino casa mia. Oggi invece tanti beniamini della volgarità, tanti VIP del nulla, e anche tanta tirchieria…

La Perla vs Sporting 1-1

La squadra dello Sporting

Il Conte che non conta

Il giardino di gesso

Il giardino di gesso

1968, panoramica sul Viale Matteotti

“Col restyling il Matteotti diventerà un viale giardino” (Corriere 14/2/17). Veramente lo era già, e anche di più, decenni fa quando, proprio nel tratto Rotonda-Canalino, vi erano anche fior di cipressi (vedi foto), o carissimi voi che chissà dove abitavate allora ed oggi volete raccontarcela. Spesso, giocando coi bimbi dei miei amici, come il marchesino Poggiolini (quinta generazione vacanziera) o i nipotini della principessa von Waldburg (idem) mi dico chissà quante ne racconteranno su Milano Marittima quando avranno la mia età se già ora sono lanciatissimi! Comunque, mettetevelo nella capoccia, si può lastricate Milano Marittima d’oro, ma tanto certa gente non verrà mai più, rebus sic stantibus. Perché manca tutto ciò che davvero la qualificava, e la qualificava alla grande, partendo da certi locali e certi professionisti. La gente di livello non viene certo a sedersi per strada, e poi per vedere cosa? Le vetrine? Si dovevano mantenere e tutelare le sedute dei locali che attiravano e mantenevano a Milano Marittima l’élite come il Cluny, La Perla, Sporting, Nuovo Fiore ecc. Mi spiego, è come farsi una bella Ferrari (il restyling) ma se poi manca la benzina (turismo con media alta capacità di spesa) a cosa serve? Avere una bella strada non attira di per sé la gente. Via Montenapoleone a Milano era “IN” anche quando c’erano il fruttivendolo e il negozio di scope. Anni fa fu inaugurato con tanto clamore viale Forlì debitamente ripavimentato ed illuminato, addirittura le poesie incise sulle mattonelle. Qualcuno se ne è mai accorto? Ma soprattutto il restyling è servito a far lavorare di più i negozi antistanti? Non mi pare. Poi basta vedere le foto e le cartoline fino agli Anni ’90 che pubblichiamo quasi quotidianamente su Facebook. Milano Marittima era verdissima, verdissimo il Gramsci, verdissima la Rotonda Primo Maggio, verdissimo TUTTO il Viale Matteotti, che arriva fino al Canale della Cupa e non fino a Julian (poi sarei io quello coi confini stretti), idem per gli argini del Canalino fino al Viale Due Giugno. Attaccarsi sempre al nome di Palanti fa anche rabbia se pensiamo che proprio Viale Dei Pini Giuseppe Palanti, inaugurato in pompa magna nel 1948, fu poi cancellato quando si voleva cancellare la memoria dei milanesi, tornando addirittura al precedente toponimo fascista (Viale Vittorio Veneto) il che in una terra come la nostra è tutto dire! Poi Palanti lo si nega e contraddice continuamente. Leggere della Rotonda “Quella è la nostra PIAZZA fin dal tempo dei pionieri” (Corriere 4/3/17) è una assurdità antistorica potente! In un giardino ed in una città-giardino NON PUÒ esistere un centro o una piazza, men che meno una piazza principale rispetto ad altre, come in paesini o città “classiche”. Ma purtroppo questa mentalità di importazione paesana sin da fine anni ’80 ha iniziato a snaturare la vision di Palanti.

Piuttosto avremmo da riattare TUTTA la zona Traverse, da sempre la parte più importante di Milano Marittima, quella che tira la carretta coi tantissimi hotel, in primis quelli 4/5 stelle, quella dove ci sono le ville delle famiglie storiche e gli appartamenti dei nuovi ricchi venuti a tirarsela pagandoli 15 mila euro al metro. Un Anello del Pino che quando piove pare Venezia con l’acqua alta, mancano solo le gondole, e le tante strade piene di buche da sembrare tanti minigolf. E specie in inverno un Viale Matteotti buio da paura illuminato solo da tre insegne: Carabinieri, Baya e Touring. Insomma, per quelli che come al solito faranno finta di non capirmi faccio un esempio: Positano e Saint Tropez sono rimasti semplici e spogli borghi marinari, eppure ci approdano ancora fior di stramiliardari, a dimostrazione che non è coi restyling che si fa turismo d’élite… ci vuole anche altro!

Il Conte che non conta

Don Camillo era cervese e nessuno lo ricorda

Tutti conoscono la storia, anzi i film di Don Camillo, Guareschi morì proprio a Cervia dove aveva casa e dopo essere venuto per vari anni in vacanza a Milano Marittima. Alloggiava alle Palme, era amico di Silvano Collina (prozio di Thomas Venturi ideatore di questo blog), faceva gran biciclettate, amava andare al Bar Barbanti e alla Stella Maris.

Don Camillo era cervese e nessuno lo ricorda

Giovannino Guareschi con i figli Carlotta e Alberto

Già di Guareschi a Cervia si parla pochissimo, più proiettati su calciatori, veline, cozze e piadine, ma è vergognoso che, praticamente sola al mondo (e non esagero) Cervia abbia ignorato il decesso di uno dei suoi figli più famosi. Non una riga nella cronaca locale o dai nostri storici cittadini. Per fortuna ci fu un lungo articolo di Marco Guidi sul Carlino Nazionale, senza contare il florilegio di articoli di giornali e TV a livello nazionale ed estero! Il primo Novembre 2016 moriva a Bologna a 94 anni padre Tommaso Toschi, il vero Don Camillo, combattivo sacerdote che predicava nelle piazze contro i comizi del potente PCI di allora. Era un romagnolo verace, nato a Montaletto di Cervia il 22 Febbraio 1922.

Don Camillo era cervese e nessuno lo ricorda

Padre Tommaso Toschi

A 18 anni era diventato francescano come i nostri frati della Stella Maris e nel 1945 sacerdote. Nel 1954 con altri nove frati aveva costituito un gruppo di predicatori chiamati “La Fraternitas” o popolarmente “I frati Volanti”. Dotati dal cardinale Lercaro di dieci auto con altoparlanti giravano i paesi per controbattere ai politici del PCI. Padre Toschi proprio come in uno dei film di Don Camillo fece anche un viaggio in URSS per vedere da vicino i sovieti. Incantava le folle, una volta a Medicina lo ascoltarono fino alle due di mattina, lui che certo non era un dj del Pineta o del Papeete! Prima dello stesso Vaticano riaprì il dialogo con la chiesa Ortodossa russa e ultimamente fece molto per i bimbi di Chernobyl. Il 3 Novembre 2016 mentre la cronaca cervese si occupava per l’ennesima volta dei negozi griffati di Milano Marittima l’Ambasciatore d’Ungheria in primis (principe Edoardo d’Asburgo bisnipote della Sissi tanto cara alla nostra gemella Campiglio) mandava le condoglianze ai francescani ricordando Toschi “con gratitudine di tutta l’Ungheria ” per gli aiuti dati dal frate agli esuli del 1956. Simonetta Saliera invece ne ha lodato il “contributo fondamentale” nella ricostruzione post bellica di Bologna. A Cervia si parla spesso di identità di radici… ma padre Toschi ve lo siete dimenticati.

Don Camillo era cervese e nessuno lo ricorda

Il sindaco Luca Coffari il giorno della scoperta della targa

[Aggiornamento] Nel cinquantesimo anniversario della morte di Giovannino Guareschi è stata finalmente posta una targa nella casa a Cervia dove passò le sue ultime ore di vita.

Il Conte che non conta

La stagione è partita coi botti

La stagione è partita coi bottiE dire che ancora nel 2012 per il Centenario un noto membro del Touring Club ricordava la Milano Marittima degli anni d’oro che “metteva soggezione” a tanti per l’eleganza e la classe di chi la frequentava. Adesso la soggezione si è spostata su chi la frequenta ma in altri modi. Stamattina non ho visto come solito al Bar Riviera, ritrovo dell’élite di Milano Marittima, il mio amico di infanzia Marco “Marchino” Guardigli, della gioielleria più importante e vecchia della mia cittadina. Ricordo nei primi anni ’80 un’altra rapina, e allora mi pareva fantascienza per la mia Milano Marittima. Non che oggi un fatto come quello di Giovedì 9 Marzo 2017 lasci meno allibiti, certo è che fa molto pensare, visto che negli ultimi anni anche nella città dei Pini c’è stata una progressiva escalation di fatti violenti, risse, pugni, accoltellamenti, scippi… Insomma non siamo immuni, purtroppo, è finita l’epoca di quando per venire qui si facevano il vestitino buono come per andare a messa la Domenica al paese, e come ha scritto Previato “sedersi ai bar attorno alla Rotonda valeva più di un gelato”. Io questo lo ricordo, fra l’altro allo Sporting mi sedevo tutti i giorni… Che dire? Una cosa mi consola, che per fortuna abbiamo ancora una nostra caserma dei Carabinieri e che nella caserma abbiamo dei ragazzi fantastici su cui contare, per professionalità ed umanità, a partire dal Comandante Mercatali, che non a caso è appena diventato Cavaliere al Merito della Repubblica. Buona stagione a tutti e speriamo che i prossimi botti siano solo a San Lorenzo.

Il Conte che non conta