Milano Marittima mia, cara pineta mia

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Milano Marittima mia, cara pineta mia

La pineta. Foto Thomas Venturi

Ho pianto, e non mi vergogno a dirlo, quando calmatosi il turbine ho visto cos’era successo davanti a casa mia, e mi tremava la mano nel fare le foto per documentarlo e poi per scriverlo qui, per voi, per noi, per tutti, per non dimenticare. Noi certo non dimenticheremo. Mai. Ma noi chi? Noi di Milano Marittima, noi quelli veri di Milano Marittima, quelli che non abbiamo la residenza fittizia o la casa delle vacanze, noi quelli che ci siamo da sempre, che ci viviamo 365 giorni l’anno da 45 anni come me, famiglie di varia estrazione, ma tutte col proprio contributo, perché molti hanno avuto o hanno anche qui il lavoro. Quelli che sono rimasti pochissimi, quelli che ormai non li conosce più nessuno, quelli che non hanno quindi neanche più tanta voce in capitolo a livello politico ed elettorale, quelli che hanno fatto la storia di Milano Marittima, e che magari adesso sono messi da parte, neanche tanto gentilmente, da gente nuova venuta da lontano e venuta da poco tempo, che non ha neanche casa o attività a Milano Marittima, ma di Milano Marittima può decidere.

Sulla prima pagina del Carlino di Sabato 20 Luglio, campeggiava il titolo “Milano Marittima vuole il super parco, concorso di idee dopo la tromba d’aria” col bando pubblico previsto in Autunno. Milano Marittima sono io, e come me altri, francamente, il super parco non lo vogliamo, noi vogliamo la pineta, il super parco possono farlo alla Bassona o altrove. Dicono che i cittadini saranno coinvolti? In cosa? Nelle spese? Allora perché non partire dal principio, fare un bel referendum democratico su chi il parco lo vuole e chi no? A fine anni Trenta il podestà fascista Bedeschi, a seguito del nuovo piano regolatore di Milano Marittima, aveva assolutamente imposto la condizione al massimo rispetto della pineta a monte del viale oggi Matteotti e del campo sportivo oggi Todoli. Fra l’alto, proprio lo Stadio Todoli, poi la Colonia Varese negli anni passati, ospitarono il parco giochi di Milano Marittima, ma questo lo sappiamo solo noi, noi di Milano Marittima quelli veri, quelli che Milano Marittima l’hanno sempre vissuta, non quelli arrivati da poco che nulla possono ricordare ma che oggi sanno tutto loro.

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Anni ’70/’80. La Colonia Varese con il luna park

Come riporta un bell’articolo del Carlino datato 26 Giugno 2012, dove si dava conto di altre prossime magnifiche realizzazioni, era scritto che nei verbali podestarili fascisti si legge di continuo che i costruttori a Milano Marittima avevano obbligo tassativo e vincolante di non abbattere nessun pino più dello stretto necessario. Per decenni si è spacciata per storia la menzogna che ci fu un referendum di cittadini che si oppose alla realizzazione del grande campanile della Stella Maris perché avrebbe deturpato la Pineta, ed invece erano solo mancati i soldi rubati dal famoso Giuffrè, altra storia che ho riportato a galla non facendomi tanti amici. Oggi invece il referendum facciamolo davvero, sul parco giochi, quello che già nel 1962 era previsto fra la prima e la settima Traversa con la stessa estensione che anni dopo fu di Fiabilandia… Perché i cervesi con la pineta hanno sempre avuto uno strano rapporto di amore e odio, loro che appartengono a due ceppi avulsi dalla pineta, i salinari ed i pescatori. Si, è vero che i cervesi venivano a farci la merenda nei giorni di festa ma solo noi, come dicevo ieri con Thomas Venturi (Ideatore di questo blog), sappiamo, per esempio, la magia della neve quando cade a Milano Marittima, il silenzio fra i pini che a quei tempi erano dieci volte di più, addirittura sembrava di sentire il “rumore” della neve che gli cadeva sopra…

Milano Marittima mia, cara pineta mia

Il Venturi Sport sotto la neve

Già il famoso Palanti fra le due guerre scriveva che la sua idea di Città Giardino aveva salvato tanta pineta dai cervesi, che invece tanta ne avevano usata per farci campi di riso, patate e barbabietole. E dire che a Ravenna, già nel 1884 con i moti dei Pinetofili, una spiccata sensibilità si era avuta, sebbene contrastata da due compagnie di granatieri! Nel 1917 vi fù una grande deforestazione per fornire alla Terza Armata 95.000 quintali di legna, poi nel 1945, altra mazzata, con un aeroporto militare inglese e poi adesso, 2019, con questo tornado. Perché adesso è il divertimentificio, in qualsiasi modo declinato, a fare la nostra immagine, una volta erano i pini, basta vedere le pubblicità dei villini di Palanti ma anche di tanti alberghi. Si trovava via di mezzo e rispetto. La nostra discoteca simbolo come si chiama? La Pineta, e al suo interno i pini ci sono ancora. Il nostro hotel simbolo come si chiama? Mare Pineta. In quell’area di pineta chiamata Stazzone, giorni fa piangevo davanti a tanta desolazione e pensavo proprio a questa simbologia ricorrente. Risalendo il mio albero (pure quello) genealogico, i miei antenati Gregorio duca bizantino di Ravenna, nel 838, e sua moglie Albesinda sorella di Martino duca di Rimini, la pineta di Dante devono averla vista e vissuta, e chissà che meraviglia, se poi ha ispirato addirittura gli stemmi araldici delle grandi dinastie locali, come la pigna fra le zampe del leone per gli Onesti e proprio un pino verde in campo azzurro per i Traversari, e non parliamo di leoni contro un pino, stemma comunale di Ravenna, quasi una sintesi! Voglio solo dire che, per carità, magari verrà un parco stupendo e di fama europea, anzi mondiale, però non scrivete che Milano Marittima lo vuole, altrimenti dateci la parola, prima di fare bandi e titoli di giornale, Milano Marittima siamo noi, quelli ancora con i danni, con i tetti scassati, con i muretti e recinzioni di casa rotti, quando ancora ci sono, con i pini interi ancora da tagliare, con i zocchi sui marciapiedi. Milano Marittima siamo noi, con un dolore immenso e con decenni e generazioni di ricordi azzerati in 10 minuti, noi che abbiamo il cuore che davanti ad ogni pino rotto fa le montagne russe col magone, e purtroppo non è un divertente luna park.

Il Conte