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I giardini della memoria

Sul Corriere di Lunedì 21 Maggio 2018 si leggeva “Maggio in Fiore, Cervia sempre più giardino, Roma e Milano in lizza per l’aiuola più bella”. Due grandi allestimenti che evocano aspetti delle rispettive città. Mettete fiori nei vostri cannoni, recitava un vecchio slogan.

i giardini della memoria

Foto Ausiello-Mazzi

Questa edizione 2018 della kermesse floreale vede l’allestimento di una nuova aiuola proprio in un luogo militare, la caserma dei Carabinieri alla 19a Traversa! Grazie alla collaborazione fra il Comandante di Compagnia Maggiore Mercatali (che assieme ai colleghi Maresciallo Scirpoli e Brigadiere Fantini si sono occupati di ripulire e preparare il terreno) e ai rappresentanti della nostra CNA-Confartigianato, Andrea Alessi e Stefano Venturi. Questa piccola aiuola non evoca nessun monumento o fatto storico, se non l’affetto dell’Arma per il nostro territorio, e la ricambiata riconoscenza di chi in esso opera e vive verso di loro. Troppo spesso, ultimamente, la storia locale, più che essere coltivata come un giardino della memoria è invece trattata come un campo agricolo da sfruttare a fini meramente economici e di rendita. Sono pochissimi i miei concittadini che davvero sono attaccati alla nostra vera storia patria locale, un amore che invece è molto più radicato in tanti turisti habitué! Ci pensavo giorni fa durante il passaggio della Mille Miglia, quando ci scambiavamo ricordi, impressioni, foto e video con i carissimi conti Lajolo di Cossano, innamorati di Milano Marittima e di Cervia dal lontano 1959…

i giardini della memoria

Un vero cervese di zocca che invece meriterebbe la nomina ad assessore alla Cultura ad Honorem per quanto è vasta ed approfondita la sua conoscenza della storia locale, è il caro Nino Giunchi, di razza salinara doc. Ed è per questo motivo che questo blog, sorta di giardino della memoria di Cervia e Milano Marittima nato nel 2012, offrirà ai suoi lettori a guisa di omaggio floreale virtuale, una serie di sempre verdi articoli di Nino, al quale va il nostro GRAZIE, come del resto a tutti coloro che amano la nostra città come i conti Lajolo, a quelli che la tutelano come i nostri Carabinieri, e a tutti coloro che, a vario titolo, per lei vogliono sempre il meglio.

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Stile Milano Marittima (seconda parte)

Continua da Stile Milano Marittima (prima parte).

Stile Milano Marittima (parte seconda)Se è vero che a giorni in viale Gramsci aprirà uno shop di cannabis legale, vien da fare la battuta che davvero ormai Milano Marittima ce la siamo fumata… Ho trovato, invece, un bel volantino a cura del nostro Comune intitolato “Beni immateriali, Cervia, storia dell’anima di una città”. Partendo da una Convenzione dell’UNESCO del 2003 giustamente la assessora Lucchi scrive “Le tradizioni, i prodotti tipici, le PRATICHE SOCIALI E RITUALI sono tutti elementi fondamentali del patrimonio immateriale che caratterizza una comunità (…) per scongiurare la standardizzazione e l’appiattimento ecc ecc…”. Anche qui quello che più volte ho ribadito su come si diceva preservare la NOSTRA Milano Marittima, perché anche Milano Marittima aveva la SUA anima non solo Cervia. Ed aveva le proprie pratiche sociali ed i propri rituali: mandati a monte quelli per cedere a mode assurde è poi logico che un certo tipo di turismo ha gettato la spugna e si è orientato altrove! Leggetevi per esempio il mio vecchio articolo Cazzenger. Avevamo bisogno di tutti questi locali etnici? Ma in Romagna non dovevamo offrire la Romagna? Il meglio della nostra terra e della nostra gente, la nostra genuina eccellenza? Il tanto celebrato Tonino Batani si vantava di offrire i prodotti del suo orto di Casemurate o offriva roba cubana, brasiliana, incas o assiro babilonese? Anche i cappelletti dei catering stile Giovanni Rana uno li trova anche in Congo, mentre le cucine casalinghe tipiche di Milano Marittima hanno fatto buona parte della sua fortuna economica! E qui torniamo al racconto di Rossi del Caminetto e di clientela tipo Montezemolo, che da ragazzo biciclettava per la Pineta di Milano Marittima poi andava con amici fra cui mia madre a mangiare le tagliatelle alla pensione ristorante Bologna (allora la Casa delle Aie praticamente non esisteva e il servizio cucina si è sviluppato dopo). Milano Marittima andava tutelata per quello che era dagli esordi, un signorile, tranquillo e verdissimo luogo di èlite, invece le hanno preso l’anima, purtroppo qualcuno l’anima la ha anche venduta contribuendo al declino. Ci sono studi sociologici e psicologici che confermano come il cervello umano ami i rituali, il senso di appartenenza, indispensabile collante sociale: qui il collante sociale era anche un collante turistico, intendo di un certo turismo. Quello che per almeno mezzo secolo, dal boom in poi, ha fatto la fortuna economica (tanta fortuna) di tante famiglie, e ha dato a Milano Marittima quella nomea sulla quale campa tuttora di rendita nonostante la situazione reale! Qualcuno dice che Milano Marittima è molto cara, ma se così fosse certa gente non ci verrebbe, ed invece… Forse vi sfugge, ma il prezzo FA la clientela… Come mai un posto così figo, glam, fashion, VIP, esclusivo anzi sbandierato ancora più figo di una volta grazie alla salvifica presenza di calciatori e veline e compagnia cantando, vede il proliferare di negozietti etnici, di pizze al taglio, piadinerie e non vede il proliferare di negozi davvero di alta gamma e di ristoranti di pari blasone? Perché? Qualcuno mi scrive che non sono i ricchi a muovere il turismo: il turismo lo muovono i poveri? Ma in quali libri di economia e turismo avete trovato queste boiate? Bisognava avere una laurea alla Bocconi per capire che dovevamo rimanere quello che eravamo per non avere problemi? Come si dice in gergo sportivo, squadra vincente non si cambia! Invece no! Dovevamo avere la spiaggia della California, i grattacieli come Dubai, i ristoranti come il Brasile, i bar come Cuba e Barcellona ecc… E torno a dire, noi residenti storici assieme ai turisti storici quando ci siamo permessi di eccepire qualcosa siamo stati, quando è andata bene, sbeffeggiati ed invitati a lasciare questa cittadina che NOI abbiamo fatto, il che dice tanto… Siamo sempre stati educati e ci hanno chiamato spocchiosi, siamo sempre stati discreti e ci hanno chiamato classisti, siamo sempre stati attaccati al paese e ci hanno chiamato retrogradi… E state attenti a chi dice che le cose cambiano. Le cose cambiano se le facciamo cambiare. Quelli che dicono così sono spesso quelli che hanno contribuito ai cambiamenti IN PEGGIO e non vogliono prenderne la responsabilità…

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Stile Milano Marittima (prima parte)

Stile Milano Marittima

Il vecchio Caminetto quando si trovava nell’angolo tra Viale Matteotti e la Prima Traversa

Ieri, 18 Aprile 2018, leggere sulla stampa locale la conferma della chiusura dello Sporting, seguente altre chiusure di locali come il Pepita o La Cantinaza, e dopo una settimana di sigilli al Pineta, non è stato certo piacevole per uno la cui famiglia ha iniziato a mettere radici a Milano Marittima dal 1951. Mi è piaciuto molto, invece, l’articolo intervista a Giorgio Rossi quarantennale cameriere e direttore di sala del Caminetto, sempre ieri sul Corriere di Ravenna ogni riga, ogni episodio, ogni nome, una verità, la verità che solo noi che siamo il DNA della località possiamo raccontare. E tanti paralleli con ciò che appunto ho scritto spesso anch’io in questo blog, perché Milano Marittima se l’hai vissuta davvero, quella è. Amen quando Rossi dice del suo Caminetto “Un locale sopravissuto alle mode, sempre avvinto ai suoi riti, col carrello dei dolci che sembra finto” mi ricorda quando ho scritto articoli come La sindrome di Milano Marittima, dove appunto dicevo che Milano Marittima doveva mantenersi quella che era, non cedere a mode e movida esterofile, perché Milano Marittima era innanzitutto uno stile, non moda e men che meno un brand (aborro l’acronimo MIMA!). Le mode infatti passano, possono anche essere volgari, invece lo stile resta, sempre. Non per nulla Rossi parla di “classe” nella gestione. Quando Rossi ricorda gli affezionati clienti come Montezemolo, che poi gli manda in regalo i modellini della Ferrari, come non ricordare quando da bambino c’era proprio questo culto del vissuto identitario di Milano Marittima che ci differenziava e distanziava anni luce da Cervia? Spesso sostanziato proprio da regali analoghi che anch’io ricevevo sebbene a diverso titolo! Il piacere di ritrovare e di ritrovarsi in una località sempre uguale a sé stessa.

Stile Milano Marittima

Quando Rossi insiste sulla romagnolità, cioè il vecchio famoso mix di genuinità e simpatia nostrana, come non ricordare quando in Milano Marittima non è Pop scrivevo proprio questo riguardo il successo dei nostri primi imprenditori, cioè che quando sei genuino, autentico, piaci e susciti un interesse immediato e durevole! La fidelizzazione del cliente/ospite. Alcuni hanno voluto ribaltarci Milano Marittima come un calzino, non mi pare che si siano lamentati in tanti (specie quando sparirono locali cult tipo Sporting, Perla, Cluny, Nuovo Fiore, Caffetteria) dei vecchi turisti habitué che si lamentavano di tanta tabula rasa e non sono mai stati ascoltati (anzi spesso sbeffeggiati come un branco di vecchi classisti snob e rompicoglioni) e adesso? Questa è la bella situazione alle porte dell’Estate anno Domini 2018. Continua…

Il Conte

Tassa di soggiorno

Il primo commento è che, se a Renato Lombardi il nome non dice nulla, quante invece gliene hanno dette a Cervia al signor Gino Brignani! Presidente dell’Azienda di Soggiorno e Turismo presumo a metà Anni ’50. Leggendo un articolo di cronaca locale pare che ne abbia fatte più di Carlo in Francia. Un succoso articolo, di quelli militanti, il famoso vecchio giornalismo di inchiesta che oggi anche qui da noi sono stati soppiantati da tanto pseudo giornalismo lecchino e patinato del nulla, quel giornalismo spesso rimpianto dal grande amico della nostra città e mio ex dirimpettaio Luca Goldoni.

Tassa di soggiorno

Rispetto ad oggi è curioso notare il ribaltamento delle parti, col Comune in linea con gli operatori del turismo contrarissimo ad una spietata e soprattutto male o non si sa come utilizzata tassa di soggiorno imposta dalla Azienda del Brignani. L’attesa messianica, già allora, di leggi turistiche ad hoc per tutelare in primis i bagnini, il che non può non rimandare all’odierna diatriba sulla Bolkenstein… Una lettura per capire meglio la nostra storia, la Cervia di ieri e, forse, arrangiare meglio quella di domani! Una cosa è certa: la nostra storia pregressa è molto più sfaccettata e meno lineare di quanto passi oggi, quando certe vulgate sconfinano spesso nel favolistico, purtroppo spesso anche sul mero sentito dire, e questo non è certo fare Storia. Può aiutare a fare marketing, ma non storia.

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Diamo i numeri

diamo i numeriSecondo alcuni dati più volte letti e riportati, il censimento del 1936 dava come abitanti di Milano Marittima ben 822 persone. Secondo le stesse fonti, sarebbero diventate 1115 nel 1951 e 2092 nel 1961. Tralasciando i dati totalmente sballati di Wikipedia, tutti noi residenti “storici”, facendo calcoli anche approssimativi, siamo rimasti perplessi: in inverno a Milano Marittima così tanta gente non ci abitava nemmeno negli anni ’70. Nel 1936 e nel 1951 non c’erano ancora tutte le ville, i condomini, i residence che ci sono oggi. Facciamo un semplice calcolo: poniamo che ogni famiglia si componesse di 4/5 membri di media, moglie, marito più 2/3 figli, oppure 1 figlio e 2 anziani, oppure 2 figli e una domestica, dovremmo dividere 822 per 4/5 risultando così che nel 1936 a Milano Marittima risiedevano quasi 200 famiglie, il che è pura fantascienza. Basti pensare che alcune ville storiche, vicino al Canalino, risalgono a fine anni ’40, dove avrebbero abitato queste 200 famiglie e 822 persone? Dato che all’epoca tutta la parte abitata si comprendeva fra Rotonda don Minzoni e Rotonda Primo Maggio?

La Parrocchia, per esempio, contava su di una quindicina di famiglie. Infine è doveroso tenere conto del fatto che nel 1936 abitavano solo famiglie facoltose, alla media dei componenti di esse: mogli, mariti, figli, nonni, si deve aggiungere qualche domestico al seguito, come: autisti, cuochi, bambinaie, camerieri, giardinieri. Insomma, moltiplicando per 12 (numero delle prime famiglie milanesi) una media di 7/8 persone per famiglia, arriviamo alla cifra di 84/96 persone, cifra che si avvicina con verità alla stima del primo censimento del 1936 togliendovi però una cifra: quindi 82 e non 822.

Anche recentemente abbiamo dati alquanto contraddittori. Qualche anno fa qualcuno si lamentava che un quartiere con poco più di 1500 abitanti avesse un suo ufficio postale rispetto ad altri quartieri dove tale ufficio non esisteva o veniva chiuso. Alle ultime elezioni per i rappresentanti di zona, abbiamo letto che a Milano Marittima gli aventi diritto al voto sono addirittura 3020! insomma l’esatto doppio. Forse qui il problema è usare bene le parole: gli abitanti siamo solo noi che viviamo a Milano Marittima tutto l’anno; i residenti di Milano Marittima sono quelli che magari ci vengono solo nei weekend e fanno figurare l’appartamento qui come prima casa perché pagano meno di tasse…

Il Conte che non conta