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Piazzale Genova, prima e dopo

Solo chi, come noi, conosce Milano Marittima pino per pino, giardino per giardino, può capire la ferita al cuore che il tornado del 10 Luglio 2019 ha provocato. Per comprendere al meglio come sia cambiata la fisionomia di Piazzale Genova abbiamo pensato di proporvi un confronto con foto scattate nel 1998, quando già si iniziavano a perdere alberi per altri motivi, e foto scattate alcuni giorni fa. Salta subito agli occhi la perdita di quasi tutto il verde in soli 20 anni.

Il Conte

Milano Marittima mia, cara pineta mia

Milano Marittima mia, cara pineta mia

La pineta. Foto Thomas Venturi

Ho pianto, e non mi vergogno a dirlo, quando calmatosi il turbine ho visto cos’era successo davanti a casa mia, e mi tremava la mano nel fare le foto per documentarlo e poi per scriverlo qui, per voi, per noi, per tutti, per non dimenticare. Noi certo non dimenticheremo. Mai. Ma noi chi? Noi di Milano Marittima, noi quelli veri di Milano Marittima, quelli che non abbiamo la residenza fittizia o la casa delle vacanze, noi quelli che ci siamo da sempre, che ci viviamo 365 giorni l’anno da 45 anni come me, famiglie di varia estrazione, ma tutte col proprio contributo, perché molti hanno avuto o hanno anche qui il lavoro. Quelli che sono rimasti pochissimi, quelli che ormai non li conosce più nessuno, quelli che non hanno quindi neanche più tanta voce in capitolo a livello politico ed elettorale, quelli che hanno fatto la storia di Milano Marittima, e che magari adesso sono messi da parte, neanche tanto gentilmente, da gente nuova venuta da lontano e venuta da poco tempo, che non ha neanche casa o attività a Milano Marittima, ma di Milano Marittima può decidere.

Sulla prima pagina del Carlino di Sabato 20 Luglio, campeggiava il titolo “Milano Marittima vuole il super parco, concorso di idee dopo la tromba d’aria” col bando pubblico previsto in Autunno. Milano Marittima sono io, e come me altri, francamente, il super parco non lo vogliamo, noi vogliamo la pineta, il super parco possono farlo alla Bassona o altrove. Dicono che i cittadini saranno coinvolti? In cosa? Nelle spese? Allora perché non partire dal principio, fare un bel referendum democratico su chi il parco lo vuole e chi no? A fine anni Trenta il podestà fascista Bedeschi, a seguito del nuovo piano regolatore di Milano Marittima, aveva assolutamente imposto la condizione al massimo rispetto della pineta a monte del viale oggi Matteotti e del campo sportivo oggi Todoli. Fra l’alto, proprio lo Stadio Todoli, poi la Colonia Varese negli anni passati, ospitarono il parco giochi di Milano Marittima, ma questo lo sappiamo solo noi, noi di Milano Marittima quelli veri, quelli che Milano Marittima l’hanno sempre vissuta, non quelli arrivati da poco che nulla possono ricordare ma che oggi sanno tutto loro.

milano marittima colonia varese luna park

Come riporta un bell’articolo del Carlino datato 26 Giugno 2012, dove si dava conto di altre prossime magnifiche realizzazioni, era scritto che nei verbali podestarili fascisti si legge di continuo che i costruttori a Milano Marittima avevano obbligo tassativo e vincolante di non abbattere nessun pino più dello stretto necessario. Per decenni si è spacciata per storia la menzogna che ci fu un referendum di cittadini che si oppose alla realizzazione del grande campanile della Stella Maris perché avrebbe deturpato la Pineta, ed invece erano solo mancati i soldi rubati dal famoso Giuffrè, altra storia che ho riportato a galla non facendomi tanti amici. Oggi invece il referendum facciamolo davvero, sul parco giochi, quello che già nel 1962 era previsto fra la prima e la settima Traversa con la stessa estensione che anni dopo fu di Fiabilandia… Perché i cervesi con la pineta hanno sempre avuto uno strano rapporto di amore e odio, loro che appartengono a due ceppi avulsi dalla pineta, i salinari ed i pescatori. Si, è vero che i cervesi venivano a farci la merenda nei giorni di festa ma solo noi, come dicevo ieri con Thomas Venturi (Ideatore di questo blog), sappiamo, per esempio, la magia della neve quando cade a Milano Marittima, il silenzio fra i pini che a quei tempi erano dieci volte di più, addirittura sembrava di sentire il “rumore” della neve che gli cadeva sopra…

Milano Marittima mia, cara pineta mia

Il Venturi Sport sotto la neve

Già il famoso Palanti fra le due guerre scriveva che la sua idea di Città Giardino aveva salvato tanta pineta dai cervesi, che invece tanta ne avevano usata per farci campi di riso, patate e barbabietole. E dire che a Ravenna, già nel 1884 con i moti dei Pinetofili, una spiccata sensibilità si era avuta, sebbene contrastata da due compagnie di granatieri! Nel 1917 vi fù una grande deforestazione per fornire alla Terza Armata 95.000 quintali di legna, poi nel 1945, altra mazzata, con un aeroporto militare inglese e poi adesso, 2019, con questo tornado. Perché adesso è il divertimentificio, in qualsiasi modo declinato, a fare la nostra immagine, una volta erano i pini, basta vedere le pubblicità dei villini di Palanti ma anche di tanti alberghi. Si trovava via di mezzo e rispetto. La nostra discoteca simbolo come si chiama? La Pineta, e al suo interno i pini ci sono ancora. Il nostro hotel simbolo come si chiama? Mare Pineta. In quell’area di pineta chiamata Stazzone, giorni fa piangevo davanti a tanta desolazione e pensavo proprio a questa simbologia ricorrente. Risalendo il mio albero (pure quello) genealogico, i miei antenati Gregorio duca bizantino di Ravenna, nel 838, e sua moglie Albesinda sorella di Martino duca di Rimini, la pineta di Dante devono averla vista e vissuta, e chissà che meraviglia, se poi ha ispirato addirittura gli stemmi araldici delle grandi dinastie locali, come la pigna fra le zampe del leone per gli Onesti e proprio un pino verde in campo azzurro per i Traversari, e non parliamo di leoni contro un pino, stemma comunale di Ravenna, quasi una sintesi! Voglio solo dire che, per carità, magari verrà un parco stupendo e di fama europea, anzi mondiale, però non scrivete che Milano Marittima lo vuole, altrimenti dateci la parola, prima di fare bandi e titoli di giornale, Milano Marittima siamo noi, quelli ancora con i danni, con i tetti scassati, con i muretti e recinzioni di casa rotti, quando ancora ci sono, con i pini interi ancora da tagliare, con i zocchi sui marciapiedi. Milano Marittima siamo noi, con un dolore immenso e con decenni e generazioni di ricordi azzerati in 10 minuti, noi che abbiamo il cuore che davanti ad ogni pino rotto fa le montagne russe col magone, e purtroppo non è un divertente luna park.

Il Conte

Vittorio Sgarbi sta con Milano Marittima

vittorio sgarbi sta con milano marittima

Vittorio Sgarbi sta con Milano Marittima

Il tornado che ha devastato buona parte del verde del mio Piccolo Parioli fra la Quinta e la Nona Traversa, con una piccola incursione alla Quarta proprio nella villetta dei pronipoti del fondatore Bianchi e nel retro della chiesa Stella Maris, è stato mercoledì 10 Luglio. Tanto i soccorsi sono stati veloci, che già nel weekend molta gente, che forse in quei giorni aveva la TV guasta o guardava solo i Puffi o Temptation Island, diceva che in fin dei conti non era accaduto granché, che tutto era bello libero e addirittura per fortuna nessun pino era rovinato sulle case e alberghi. Forse qualcuno avrà pensato ad un nuovo, originalissimo allestimento del Maggio in Fiore, vedendo quello strano mix di tronchi e fiori. Certo è che come ho già detto, il piano di ripresa è scattato subito, e ci tengo a ringraziare Vittorio Sgarbi per il suo video-pensiero, che come si sente, da piccolo veniva a Milano Marittima, luogo molto amato da tanti Ferraresi.

La sua famiglia, ad esempio, andava in hotel all’Anello del Pino, ma ricordo come la sua amatissima mamma fosse particolarmente attratta e legata proprio a Villa Perelli difronte casa mia, un luogo topico di Milano Marittima e purtroppo decisamente colpito dal tornado, come una villa accanto appartenuta ad amici di famiglia discendenti dei Medici di Toscana. Per anni Elisabetta Sgarbi è venuta proprio alla mia Settima Traversa presso l’hotel Perla Verde.

vittorio sgarbi sta con milano marittima

Giardinieri al lavoro dopo il tornado in Piazzale Genova. Foto Ausiello-Mazzi

Ieri mattina, 15 Luglio, prima che una pioggia battente fermasse i lavori, si era ancora al lavoro, nel piazzale Genova i giardinieri comunali erano già intenti a ripianare i fiori nelle aiuole del vero Maggio in Fiore, e mi hanno invece infastidito certe uscite sul web e sulla stampa locale, dove si attribuiscono meriti per puro lecchinaggio da parte di chi, non solo non è stato né colpito ne presente, ma manco sa cosa ha scritto, e anche da parte di chi con certe carnevalate avrebbe la pretesa di aver dato a noialtri addirittura un diversivo, un po’ di spensieratezza. Significa soprattutto non aver capito assolutamente nulla, cioè di quale mazzata, non solo ambientale paesaggistica ci sia stata, ma di quale mazzata psicologica abbiamo ricevuto noi veri cittadini storici delle traverse colpite, quelli che in 10 minuti si sono visti volare via decenni di ricordi carissimi. Perché noi siamo in simbiosi con il verde di Milano Marittima, un concetto più proprio a certa cultura tedesca, di ieri e di oggi, mentre i “nuovi” hanno più dei parassiti di Milano Marittima, loro sono interessati al nome e basta, perché per loro è come le firme dei vestiti, delle auto, degli orologi ed anche delle zoccole che sfoggiano…

Qualcuno mi ha chiesto un conto dei pini caduti ma non ho avuto cuore, la mente si inceppa ad ogni inizio della lista, da quando sono partito guardando il giardino, già bellissimo, dove abitava la contessa Porcelli, che con tutti i tronchi stesi pareva diventato una segheria… Valentina Todoli, figlia di Germano, che ho visto sinceramente provata, ha detto che torneremo come prima, ed io mi auguro che anche i privati si attivino per ripristinare le alberature, altrimenti lo sforzo del Comune, sarà insufficiente.

Quante volte Vittorio Sgarbi avrebbe gridato capra! capra! capra! Quando a neanche un’oretta dalla devastazione, centinaia di persone convenivano sulla zona disastrata, non per aiutare ma per dare intralcio, fregandosene ampiamente di calpestare recinti e piante, di passare sopra i tronchi con biciclette e carrozzine, facendo selfie col sorriso e fregandosene dei divieti e degli inviti dei forestali dei Carabinieri dei residenti, con frasi tipo “Ed io adesso secondo lei, che non mi fa passare, dove porto il cane a passeggio”, “Cercate di liberare la Traversa per sera che domani devo arrivare in edicola”, “Lasciami fare la foto in pace, rientra in casa tua e non rompermi i coglioni”.

Perché c’è stato anche questo, e ce n’è stato tanto…

Il Conte

Milano Marittima cade in piedi

strage di pini a milano marittima

Piazzale Genova. Foto Ausiello-Mazzi

Camera con svista. Così con un titolo quasi cinematografico, ieri mattina 11 Luglio 2019, avrei potuto definire il panorama dalla mia balconata su Piazzale Genova, un paesaggio lunare. Davvero mi pareva di vedere un film non casa mia, 365 giorni l’anno dal 1974, quando mi affacciavo ai vetri e non vedevo disotto tanto era il verde, tanti erano i pini, spariti pian piano negli anni, maciullati i restanti Mercoledì… Si Mercoledì, ma pare un tempo lunghissimo, anche se tutto è continuato nel pomeriggio, nella serata, nella notte, e ancora continua. Ovvero il lavoro, a vario titolo, ma sempre titolo di merito, sta operando per rimettere in sesto la situazione della area disastrata, proprio la parte di traverse un tempo detta il Piccolo Parioli per essere un’enclave di eleganza e alta società in una Milano Marittima che era di alto livello ovunque. Io e la mia cara amica d infanzia, la marchesa Marcella Bargagli Petrucci, ci guardavamo attorno, come se dopo decenni questo lembo di Milano Marittima non ci appartenesse più, camminavamo come attori che si trovavano a calcare un palcoscenico sbagliato.

Leggi anche: Tornado devasta Milano Marittima, la nostra ricostruzione del suo passaggio.

Strage di pini a Milano Marittima

Foto Ausiello-Mazzi

Mi è venuta rabbia ieri, a leggere certi articoli, dove anche per una tale disgrazia, si è riusciti non solo a confondere piazzale Genova col Napoli (Corriere) ma per infilare la solita boiata dei vip dei calciatori ecc… Sul Carlino “Il cuore della Romagna vip è stato colpito da un tornado”. Donna Letizia vola di otto secoli per titolare “Dante e Deledda stregati da Milano Marittima” e giù la leccata immancabile “Torneranno gli amici da Arrigo Sacchi che in pineta ci abita, i calciatori, i vip…” Intanto veniamo prima noi residenti storici e spesso pure signori, carissima. Quei signori di Milano Marittima che fra mille disagi in casa, magari sono andati a comprare gelati, caffè, bottiglie di acqua fresca per operai pompieri e uomini in divisa che si facevano il mazzo. Poi basta assimilare Arrigo Sacchi con altra gente, perché Sacchi è in tutto e per tutto uno di noi, di Milano Marittima, da quando sono arrivati oltre mezzo secolo fa i suoi genitori, e proprio lui ha abitato alla settima Traversa, la mia, la più devastata, molto prima di averci in hotel, carissima. Sacchi è una persona gentilissima e disponibile, come le figlie, e quando vede una cartaccia per terra, non necessariamente davanti casa sua o al suo hotel, la prende e la butta nel pattume, l’ho visto io tante volte, non gli ho mai detto nulla per non passare da lecchino, come te, carissima fissata coi calciatori e vip che per Milano Marittima non hanno mai fatto nulla. Bellissimo, invece, l’articolo di spalla sul Carlino firmato da Luca Goldoni, molto identitario, del resto anche lui come me e Sacchi è uno della Settima Traversa, anche lui sa, anche lui ricorda, non come certi “colleghi” odierni. Sul Corriere poi si erano preoccupati “il vortice ha però risparmiato il Centro di Milano Marittima” e figurati, il sancta sanctorum della cafonaglia… Da sempre.

strage di pini a milano marittima

Foto Il Resto del Carlino

Anche se non sono un bagnino colpito, anche se non sono nessuno, come residente stamattina ho di nuovo ringraziato alcuni turisti che ieri si sono fatti il mazzo per rimettere in piedi la spiaggia a tempo record. Ieri sui quotidiani locali c’era la disamina dello spiegamento di forze che, solo così, ha reso possibile tornare operativi evitando il caos, sopratutto tenendo conto che hanno operato tutta notte, spesso al buio, essendo spariti tanti lampioni ed essendo mancata la corrente.

GRAZIE DI CUORE A TUTTI

Per il Servizio Verde Comune di Cervia ringraziamo Flavia Mazzoni, Alberto Mieti, Barbara Frigoli, Paolo Omicini, Daniele Fontana, Fabio Fabbri, Teresa Risi, Angelo Gioacchino, Roberto Carlo, Marco Lucchi.

Per la Protezione Civile Roberto Buonafede, Maria Adinolfi, Brunetti, poi tutti gli operatori privati, quelli di Deltambiente e tantissimi giardinieri privati.

I nostri Carabinieri della stazione di Milano Marittima con i marescialli Adriano Mega, Claudio Di Egidio, Francesco Scirpoli con vari giovani colleghi del rinforzo estivo testé arrivati e testé risultati una manna, insomma tutti. A tanti ho stretto la mano, tanti mi scuseranno se non li nomino, ma solo per ignoranza delle generalità. Naturalmente i 2200 pini caduti erano tutti preziosi alberi secolari, non certo zappini, figurati.

Tornado devasta Milano Marittima

La pineta dopo il passaggio del tornado. Foto Valeria Mariani

Speriamo che qualcuno non prenda occasione per metterne in conto qualcuno in più, visto che ieri tanti erano felici, altro che romanzi di oggi, di vedere tanto repulisti arboreo. Perché loro non amano Milano Marittima, loro amano solo il nome, anzi la nomea di Milano Marittima, sono come i parassiti delle piante, che si attaccano per averne solo beneficio, il resto non conta, non potranno mai capire noi, quelli che ieri a vedere tanto scempio piangevano, e guardandoci non ci usciva una parola dal magone…

Il Conte

Notte Rosa a Cervia e Milano Marittima

Notte Rosa a Cervia e Milano MarittimaOggi, Martedì 9 Luglio 2019, ho sobbalzato aprendo i quotidiani locali. Dapprima, finalmente, con un bel reportage del Carlino Ravenna sul diffuso alcolismo notturno dei più giovani, che vede impegnata in azioni di contrasto anche la mia Associazione Nazionale Carabinieri. Un cancro che si è diffuso anche a Milano Marittima, dove troppo spesso fino ai primi lucori del giorno, orde di minorenni ubriachi impediscono il sonno a residenti e turisti sicuri della totale impunità, tanto per ribadire che gravissimi problemi non nascono solo dai clienti della Terza Traversa nel weekend.

L’altra notizia era invece sul Corriere, ovvero “Cervia, gli operatori bocciano la Notte Rosa, poche presenze e tanta confusione (…) a dire il vero la città del sale non ha mai creduto troppo nel capodanno dell’estate, accogliendo freddamente l’iniziativa fin dal suo esordio”. Ma questa è fantascienza, questa uscita è del tutto contrastante coi fatti documentabili. La Notte Rosa parte da Rimini nel 2005. Da allora è stata una escalation di propaganda gonfiata fino al parossismo, con punte di ridicolo come le famose milionate di piadine rosa vendute ecc… Al debutto era appunto una sola notte, poi si è passati al weekend, e ultimamente molti chiedevano di fare La Settimana Rosa. Con tanti sostenitori a partire sia da Cervia che da Milano Marittima, altro che balle.

In primis è utile ricordare che l’assessore regionale al turismo è un cervese di ceppo storico, Andrea Corsini, che non mi risulta abbia mai trovato un bemolle da eccepire, anzi. Basta andare sulle pagine Facebook di tanti hotel di Cervia e Milano Marittima per vedere come gli albergatori pompassero la crescita dell’evento casinaro. Tuttora, per la Notte Rosa 2019, basta cercare nel web per trovare anche a Rimini e Riccione delle offerte per 7 notti a 42€, fate voi le considerazioni del caso…

Per il decennale della manifestazione nel 2015 fa testo, è il caso di dirlo, il sito ufficiale del Comune di Cervia con un comunicato della assessora Roberta Penso, che in data 3 Luglio 2015 scriveva che Cervia aveva dedicato un ricco programma di iniziative per un evento che ha alle sue radici il senso dell’accoglienza di una comunità capace di accogliere e rinnovarsi e vivere un nuovo modo di fare turismo bla bla bla… Sono ancora reperibili le foto di non pochi imprenditori del turismo cervese che si proponevano a supporto della manifestazione, sulle pagine Facebook delle loro attività, agghindati di rosa con mises imbarazzanti e in alcuni casi pure poco dignitose, altro che lo scarso entusiasmo come qualcuno oggi dice sul Corriere.

Siamo nel 2019, finora nessuno, ripeto nessuno, aveva detto nulla di diverso, oggi come mai questa improvvisa levata di scudi? Questa idiosincrasia per il rosa? Non sarà che è successo qualcosa di davvero grave che poteva tingere il rosa di nero, una macchia poi indelebile, su cui si è messa una pezza? Nel tardo pomeriggio del 6 Luglio un sito romagnolo di news riferiva di un fatto gravissimo che sarebbe avvenuto in un notissimo bagno nostrano, poi nella sera il post invece di avere un aggiornamento è stato addirittura rimosso e la notizia non è stata più ripresa da nessuno… molto ma molto strano non trovate?

A Cervia l’assessore Fiumi ha detto che sarebbe ora di ripensarla, caratterizzando ogni località secondo la sua vocazione, il che in teoria è giusto, ma in pratica per Milano Marittima non lo è, perché è proprio qui uno dei cancri che hanno minato la salute di Milano Marittima, ovvero pensarla come una località di paese, dove necessariamente bisogna fare la fiera, la festa, la sagra, il mercatino, l’evento, quando Milano Marittima non ne aveva bisogno, aveva già una sua clientela che ne faceva fortuna ed immagine e rifuggiva proprio queste paesanate, parto di una ancestrale mentalità provinciale e contadina che qualcuno continua ad avere, purtroppo.

Io vivo Milano Marittima 365 giorni l’anno da quando sono nato in Viale Verdi nel 1974. La mia famiglia è legata alla località dal 1951 e mi pregio di far parte della élite storica, vorrei aprire il giornale la mattina senza leggere barzellette e prese in giro.

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