Il pensiero del Conte Archivi - Pagina 30 di 60 - Il blog di Cervia e Milano Marittima % %

Facciamo festa

facciamo festa

Albergo Mare Pineta negli anni ’40

Chi ha letto il mio articolo Storia di Cervia o favole per turisti? sa che a Cervia vige il vizietto di costruire la storia coi “si dice” manco chi parla fosse il Vangelo. Con vere panzane che per il solo fatto di essere tramandate e propagate, non per questo possono col tempo trasformarsi in verità. Quando poi ci sono i documenti a parlare chiaro, spesso vengono invece ignorati. Io sono laureato in archivistica e quindi mi baso sui documenti, talvolta anche sui miei ricordi tuttora, credo, nitidi. Prendiamo il recente libro “Milano Marittima 100 le architetture e la città” edito per il Centenario e accessoriato di mostra ai Magazzini, e magari andiamo a pagina 66 dove abbiamo la pubblicità del Mare Pineta Grande Albergo con tutto il calendario delle sue feste nel passato. Le feste erano: 10 Agosto San Lorenzo Patrono di Cervia, 12 Agosto Festa di Milano Marittima, 13 Agosto Festa del Fiore, 19 Agosto Festa del Tennis. Ci sono poi altri appuntamenti come la Gran Serata Martini e Rossi e il Veglioncino della Stampa Raduno di Eleganza e mondanità ai Margini della incantevole Pineta! Solo la terminologia di questi manifesti è di per sè di grande fascino! Volendo fare dei paralleli, il Veglioncino della Stampa si potrebbe (ma con molti distinguo) rapportare al Premio Cinque Stelle al giornalismo al Palace. La Festa del Fiore potrebbe richiamare il Maggio in Fiore. La Festa di Milano Marittima invece ci attesta che non è certo la grande novità iniziata col Centenario! E non si capisce perché se si dice di tenere tanto alle tradizioni non si è tornati a farla il 12 Agosto invece del 14… Ma il richiamo più succoso è il 10 Agosto San Lorenzo Patrono di Cervia. Adesso ci dicono che noi abbiamo sempre sbagliato (!) a considerare questa data la nostra festa patronale! Ma qui carta canta! Perché allora non ci avete redarguito prima? Ricordo benissimo che da bambino, all’ asilo delle Orsoline, alle Mazzini e alla Stella Maris col catechismo di padre Patrizio, alle medie con la professoressa Gilda Maffei (sorella di don Maffei) mai nessuno di loro ci ha parlato di San Paterniano! Reintrodotto con un revival comprendente anche altro a partire dalle Saline negli anni ’90. Purtroppo cadendo in Estate non stavamo a casa da scuola però era bellissimo assistere alla Cuccagna sul Canale pieno di gente! Per noi di Milano Marittima la festa religiosa era di precetto l’ultima Domenica di Luglio, la Madonna del Mare. Che con un pretesto degno dei tempi di Peppone e don Camillo, era stata vietata nel 1970. Nata nel 1954 ha ripreso nel 2012.

Il Conte che non conta

Anche la Stella Maris era più viva una volta

Anche la Stella Maris era più viva una voltaInnanzitutto ringrazio gli oltre 300 lettori dell’articolo “Milano Marittima era più viva una volta” col quale ho voluto significare come siano venuti a mancare a noi residenti annuali servizi e comodità essenziali. Negozi che erano anche importanti punti di aggregazione sociale, e non solo per gli anziani. Qualcuno fingendo di non capire ha detto che non era più viva ma diversa. Sarebbe come dire a chi ha perso una gamba non lamentarti se stavi meglio prima, se potevi correre, ora sei in carrozzina è solo diverso. Se, invece, pensiamo che in anni decisamente pionieristici sotto vari aspetti, a Milano Marittima avevamo anche una nostra Radio che si chiamava Radio Pineta Milano Marittima 89! Non solo i nostri Carabinieri, Vigili, Poste, Stadio, Tennis, asilo, elementari, Alberghiera, anche una Radio. Con l’aiuto di padre Geremia Ronconi parroco del Santuario Santa Maria Stella Maris (questo il vero nome della chiesa) un gruppo di ragazzi davvero di Milano Marittima perché nati nelle case, ed i cui genitori avevano i negozi in Piazzale Napoli, iniziarono un avventura. Avventura di fine anni ’70 presto finita causa uno di quei tanti misteriosi incendi che costellano la storia di Milano Marittima, a partire dal dancing Woodpeecker alla Bassona. Ma padre Geremia aveva attivato tante iniziative, dalla Società di Calcio Stella Maris per tornei diocesani e regionali, alle Olimpiadi dei Ragazzi iniziate nel 1966, poi le Gare Catechistiche o la manifestazione canora Stella d’Oro che ebbe 10 edizioni. Quando ero bambino io era attivo solo il Carnevale dei Ragazzi nel vicino albergo che allora chiamavano Casa dell’ Accoglienza. E lasciamo perdere il supporto logistico al famoso Circuito Motociclistico, coi locali parrocchiali usati come autorimessa. Insomma un paese normale, una comunità normale, non ancora un piccolo ipermercato dell’abbigliamento di preteso lusso e basta. A proposito: se dovete comprare il giornale fatelo entro pranzo, perché di pomeriggio le edicole sono chiuse, quando ero ragazzino chiudevano alle 19! Era diverso!

Il Conte che non conta

Milano Marittima era più viva una volta

rotonda primo maggio milano marittima

1956,i negozi in Rotonda Primo Maggio

Tutti noi vecchi e VERI residenti (dai registri parrocchiali eravamo sui duemila) conosciamo il buon Attilio Bertasi classe 1941 di origine ferrarese. Per decenni ha gestito market fornitissimi, prima sul Matteotti a due passi dalla Rotonda Primo Maggio, poi a inizio anni ’80 in viale Bologna. I suoi cognati Bazzocchi invece aprirono alla Quarta Traversa il noto bar Tre Gazelle davanti al quale partiva il circuito motociclistico. Un giorno Attilio mi raccontò che una vicina di negozio, originaria di Torre del Greco, gli aveva consigliato di vendere l’ottima pasta di Torre Annunziata e mi fece il nome del Pastificio Filippone. Mi misi a ridere perché non solo la tradizionale pasta di Torre è più antica di quella di Gragnano oggi di moda, ma perché in quel pastificio era stato dirigente e amico di infanzia del padrone proprio mio nonno! Questo aneddoto vuol testimoniare come già tanti anni fa a Milano Marittima avessimo non solo tanti negozi di prima necessità aperti in inverno ma addirittura ben forniti con prodotti di alta gamma, o di nicchia come usa dire oggi! Il Pastificio Filippone nato nel 1884 chiuse nel 1971, quindi si fa presto a risalire a che anni mi riferisco. Oggi, a quei cretini che sento continuamente ripetere ossessivamente che Milano Marittima prima delle recenti manifestazioni natalizie fosse un mortorio senza residenti e negozi aperti nei mesi Ottobre-Giugno, dico che è molto più morta adesso! Forse era “morta” la domenica quando non era permessa l’apertura, che mia madre chiese invece nel 1978 ma non ottenne sentendosi rispondere “Ma chi deve venire la Domenica a vedere i negozi di Milano Marittima?”. Anni dopo una coraggiosa pioniera fu la nostra amica Rossana della boutique omonima, che preferiva pagare le multe perché stando aperta incassava bene. Solo di bar fra casa mia e la Rotonda Primo Maggio ne avevamo sei aperti in inverno, Riviera, Barbanti, Gazelle, Centrale, Cristallino, Bracci, senza contare Verdi e Royal Palace in viale Forlì. Due macellai, Roli e Battistini, il lattaio Fabbri dove oggi c’è lo Zouk, i fornai Baldani e Barbetta davanti alla Alberghiera, addirittura la Coop della Alessandri dove oggi c’è il Cognac Bisquit. Dietro nella piazzetta c’è il verduraio Rubboli. Negozi di casalinghi come Tutto per la Casa dei Cereda, Rasini in Rotonda, Castorri in viale Ravenna o Cavallucci che aveva anche le bombole del gas alla Sesta Traversa. Almeno tre tabaccai sul Matteotti, Sedioli alla Ottava Traversa, Barbanti e Falaschi, due fotografi cioè Apperti Weber e Galli in viale Romagna. Le edicole del Canalino e di Neddo, la firmatissima profumeria Dradi difronte all’Hotel Suisse. Poi la Todoli coi fiori, la farmacia di Morgagni, le Orsoline con l’asilo, le scuole Mazzini, l’Alberghiera, la nostra Chiesa Stella Maris, le nostre poste, i nostri Carabinieri in viale Dante, i nostri vigili in via Verdi dove sono nato. Insomma dov’era questo mortorio a Milano Marittima? Chi ha iniziato a propagare questo mantra? Questa emerita stronzata?

Il conte Ottavio Ausiello-Mazzi

Abbiamo perso la bussola

Abbiamo perso la bussola

Il pittore Pantieri

Il condominio La Bussola è certo dei più vecchi, insiste fra i viali Gramsci, Bologna, Romagna e Corsica. Non so perché il suo piazzale interno, ultimamente oggetto di un simpatico e carinissimo restyling da parte dei negozianti, è stato però ribattezzato “Piazzetta Corsica“! Ennesimo mistero della “nuova” Milano Marittima, dove ormai tanta storia pregressa viene occultata o dimenticata. Vuoi perché oggi il 99% di quelli che si spacciano per gente di Milano Marittima poi in verità di Milano Marittima non lo sono, vuoi perché certi storici e certi giornalisti la “vera” Milano Marittima non la conoscono neppure loro e si fermano alle solite cose trite e ritrite. Uno sguardo pregresso al condominio La Bussola fra fine anni ’60 e fine ’70, fra l’altro, conferma due verità storiche incontrovertibili da me sempre sostenute, ovvero che Milano Marittima di allora (e fino a metà anni ’90 compresi) sia stata molto più bella, varia, intraprendente, stimolante di quella che ci hanno proposto negli ultimi vent’anni. La Milano Marittima del casinificio, della ragazzaglia ubriacona, delle risse, dei sedicenti vip. E la favoletta (pompata ad hoc specie per il Centenario) dei cervesi che da ex salinari e pescatori si riciclano imprenditori turistici negli anni del boom non regge (La Stampa 16/6/2012). Infatti il boom di Milano Marittima a tutti i livelli lo dobbiamo a tanta gente venuta dalla campagna, soprattutto da quella di Forlì-Cesena.L’ho già scritto in “Onore al merito?“. Molti identificano Milano Marittima col Pineta, e la famiglia Laghi di dov’è originaria se non di Forlì? Il fotografo della Dolce Vita di Milano Marittima Zangheri, non era cesenate? Addirittura un veneto, lo storico fotografo cervese Crepaldi. Prima che arrivasse anche Onestini, alla Bussola l’arte di altissimo livello era già presentissima.

Abbiamo perso la bussola

1978, il Conte Ottavio Ausiello-Mazzi nella Piazzetta Corsica

Dell’atelier del mantovano Imerio Venturini ho già scritto, qui cito invece il meldolese Claudio Pantieri, noto per i simpatici galletti, ma artista di prim’ordine. Sua la fontana davanti al Palazzo del Turismo a Cesenatico. Poi c’era la galleria d’arte dell’ottimo Borghi, che proponeva opere di autori come il famosissimo Schifano, che proprio nel 1965 con la Biennale di S. Marino s’era fatto conoscere. Ma c’erano anche due sarti per uomo, Cecchini ed Arfilli, venuti da Bagnarola di Cesenatico e che avevano i manichini in “dehors” diremmo oggi. Mi viene in mente il noto fotografo Grabiele Benini di Tagliata ma oriundo del cesenate, che immortalava le serate della vicina “Gatta” (nel 1971 si trasferì all’Ottava Traversa) e che conosco da 42 anni. Poi il negozio di scarpe “Jean Claude” che nonostante il nome era di Cesena pure lui. A fine anni ’70 era ancora li, lo ricordo perché ho una foto proprio davanti alla sua vetrina, visto che in quella piazzetta anche in inverno ci giocavo spesso. Perché io di Milano Marittima lo sono davvero…

Il Conte che non conta

Profughi e Papi

profughi e papi

Stemma famiglia Odescalschi

Il tema profughi è attualissimo. Dei profughi del Polesine ho scritto più volte, ospitati a Milano Marittima come di tanti italiani che, cacciati dalla ex colonia libica, si legarono ancora a Milano Marittima. Giorgio Falco nel libro “La gemella H” Ha addirittura scritto di profughi nazisti venuti a Milano Marittima ad aprire un hotel (ma qui nessuno di quelli che solitamente attacca me, ha trovato da dire sulla cattiva pubblicità!). Il più noto Filippo Farkas, responsabile a vario titolo dei rapporti culturali e commerciali italo-ungheresi, in una serie di recenti interviste e conferenze ha ricordato la vicenda del padre Janos, fuggito dall’Ugheria natale dopo i fattacci del 1956. Il Giornale del 17 Ottobre 2016 titolava “Quei ragazzi del ’56 salvati dai preti di Bologna. Dall’archivio della diocesi riemergono documenti”. Arrivarono in Italia 3480 profughi, grazie ai cardinali e vescovi di Cervia Lercaro e Negrin. Il 1956 è un anno topico per noi. Nel 1956 iniziano a costruire il grattacielo Marinella. Il Trebbo Poetico (nato a Milano Marittima nel 1953) si trasferisce a Cervia. L’artista Biancini realizza il monumento a Grazia Deledda. A Milano Marittima avviene la posa della prima pietra della nuova chiesa Santuario Stella Maris. Dopo un viaggio rocambolesco, Janos Farkas arrivò proprio ospite a Milano Marittima “E’ la prima volta che vede il mare. Le solette delle scarpe si scollavano dai suoi piedi mentre cammina lungo il bagnasciuga, finalmente libero”.

profughi e papi

Stemma famiglia Balzano estinta negli Ausiello

Il P.C.I. cervese, come tutti, era ferocemente ostile a questi profughi, dati per “reazionari”, ed ecco ancora una volta il solco fra la città del sale e la città-giardino, non solo a livello sociale, ma anche politico (Milano Marittima non ha mai avuti sedi del P.C.I., ma ne ebbe ben tre dei Repubblicani). Una vicenda simile l’ho sentita tante volte da una nostra amica di famiglia, morta nel 2010, mezza ungherese mezza slovacca, venuta per una vita a Milano Marittima all’Hotel Majestic. Il marito, colonnello dell’aviazione, fu arrestato dalla polizia politica, e non lo rivide mai più. Decise poi di fuggire in Germania con la figlioletta. Gisela si chiamava e aveva un legame forte con Cervia, e ne parlavamo spesso, perché teneva molto alle sue origini italiane. Come io tramite la bisnonna Balzano Ausiello sono imparentato a Papa Innocenzo XII (Ottavio-Antonio Pignatelli, quello che volle Cervia Nuova a fine ‘600 e quello cui devo il nome per volere di mio padre onde rimarcare il legame col luogo). Gisela tramite la sua bisava Odescalchi era imparentata a Papa Innocenzo XI che proprio nel 1956 fu nominato Beato. Papa Odescalchi fu colui che diede impulso ai Magazzini del Sale e alla Torre San Michele. Nel marzo 2013 Orestino Zattoni ha donato proprio lo stemma di Papa Innocenzo al MUSA, salvato a suo tempo da Carlo Saporetti dopo gli sfregi napoleonici.

Il Conte che non conta